Dopo il lavoro storico relativo all’entrata in guerra dell’Italia pubblicato sulle pagine di History Facts nei mesi scorsi è giunto il momento di affrontare anche il periodo storico che portò alla resa dell’Italia e all’annuncio dell’armistizio l’8 settembre 1943.

21 luglio 1943 – Proposta americana di attribuzione di poteri ad Eisenhower riguardo alla resa incondizionata dell’Italia

Telegramma
Da: J.S.M. Washington
A: W.C.O. Londra
21 luglio 1943
Riferimento a NAF 295

Lo Stato maggiore degli Stati Uniti raccomanda ai capi di Stato maggiore congiunti di inviare la seguente risposta a NAF 295 al generale Eisenhower.
Il comandante in capo alleato è autorizzato
– A fare i preparativi per estendere AMGOT sino a Roma.
– A trattare con gruppi militari o civili in Italia per realizzare la resa senza condizioni dell’Italia, ma non relativamente alla costituzione di un governo nel territorio occupato. Tranne che per funzionari di secondo piano, la scelta di italiani per il governo civile in Italia dopo la sua capitolazione sarà fatta dal presidente e dal primo ministro dopo aver ricevuto le raccomandazioni del comandante in capo alleato.

In questa prima fonte storica datata 21 luglio 1943 e inviata dal comando americano a quello londinese nell’ottica di una cooperazione alleata sulla questione della “Campagna d’Italia“, emerge chiaramente la volontà di proporre una soluzione drastica nei confronti dell’Italia.

Nel documento si parla infatti apertamente di “resa senza condizioni dell’Italia” che sarebbe dovuta maturare nell’ottica di una trattativa promossa dallo stesso comandante in capo alleato, cioè Eisenhower, con i gruppi militari o civili italiani.

Accadde oggi: l'8 settembre 1943 Badoglio rese noto l'Armistizio con gli  Alleati e iniziò la resistenza - il Giornale di Salerno .it

All’interno del documento emerge inoltre un altro aspetto, apparentemente meno importante ma in realtà molto interessante, quello legato al fatto che per la costituzione di un nuovo governo civile, l’Italia avrebbe dovuto avere il benestare del presidente americano in persona e del primo ministro londinese i quali avrebbero dovuto ricevere delle precise e fondamentali raccomandazioni da parte del comandante in capo alleato.

Questo passaggio è di fondamentale importanza per lo studio storico dell’8 settembre e degli avvenimenti successivi che portarono l’Italia a cooperare con le forze alleate.

Storia dell’AMGOT e la sua istituzione nell’Italia liberata

L'AMGOT: storia del governo militare della Sicilia durante la Seconda  Guerra Mondiale

Un altro aspetto di questo telegramma, di estrema importanza, è relativo ai preparativi per l’estensione dell’AMGOT sino a Roma nell’ottica di una rapida capitolazione italiana.

L’AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories) fu istituito ad Algeri nel marzo 1943 per consentire alle truppe alleate stanziate nel mediterraneo di controllare i territori occupati con il compito di assicurare il funzionamento di tutti gli aspetti relativi alla pubblica amministrazione, alla sicurezza, ai trasporti, alla giustizia e alle tematiche di tipo economico come la circolazione della moneta.

L’Italia fu, a partire dal luglio 1943 con la liberazione della Sicilia, il primo Paese a sperimentare il governo dell’AMGOT che fu poi esteso successivamente anche ad altri Paesi come ad esempio: Germania, Austria, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Danimarca e Francia.

L’AMGOT sarebbe dovuto rimanere in carica fino a quando non si fosse eletto un governo in maniera democratica attraverso regolari elezioni.
L’AMGOT ricevette però furibonde critiche, specialmente in Francia, dove non entrò mai in funzione a causa dell’attivismo di Charles De Gaulle che fu ferocemente ostile a questa politica alleata.

10 agosto 1943 – Considerazioni sull’armistizio con l’Italia di Harold Macmillan, ministro inglese residente presso il Quartier generale alleato di Algeri

Operazione Husky, dopo 75 anni commemorato lo sbarco degli Alleati in  Sicilia - Iostudio

Qualche giorno dopo aver ricevuto la proposta americana il ministro inglese Harold Macmillan scrisse un lungo documento segreto evidenziando il problema dell’AMGOT nell’ottica della campagna italiana attraverso queste parole:

Se decidiamo, e ne siamo capaci, di lavorare con un’amministrazione centrale italiana, quale è il futuro dell’AMGOT? L’idea di un potenziamento dell’AMGOT si basava su una conquista lenta del paese dal sud verso nord”.
Perciò un’organizzazione AMGOT avrebbe dovuto essere pronta a rilevare ogni provincia non appena conquistata. La nuova e più vasta speranza è una resa totale”.
In questo caso sarebbe (per esempio) liquidata l’AMGOT in Sicilia e il territorio restituito all’amministrazione italiana?

In buona sostanza Macmillan si è domandato, vista la scarsa resistenza italo-tedesca nella penisola italiana, se l’AMGOT sarebbe dovuto essere la soluzione giusta per la campagna d’Italia considerando che il suo potenziamento si sarebbe dovuto basare su una conquista lenta del Paese e non su un’avanzata molto veloce.

Sempre Macmillan si è domandato se territori come la Sicilia potessero addirittura essere restituiti all’amministrazione italiana ammettendo implicitamente che l’utilizzo dell’AMGOT sarebbe potuto essere quasi eccessivo considerando che l’Italia, almeno apparentemente, stava procedendo spedita verso una resa totale.

In futuro I’AMGOT sarebbe installata solo per amministrare piccole zone specifiche di territorio di tale importanza militare o navale da richiedere un’amministrazione alleata?
E anche in questo caso se si pensasse che l’amministrazione italiana fosse ben disposta e affidabile l’obiettivo finale sarebbe di liberarsi senz’altro dell’AMGOT?
Questo è un punto importante perché I’AMGOT sta diventando un forte interesse acquisito appoggiato dalla sezione per la divisione degli Affari civili del Dipartimento della guerra a Washington e a quel che sento dalla sezione per gli Affari civili recentemente costituita presso il War Office a Londra”.

Anche in questo secondo passaggio il ministro Macmillan è apparso dubbioso sulle modalità operative dell’AMGOT in Italia considerando che per l’amministrazione di piccoli territori ci sarebbe stato da domandarsi se fosse davvero necessario l’intervento alleato.

I dubbi di Macmillan furono anche relativi al fatto che dietro all’AMGOT ci potessero essere altri interessi da parte dei dipartimenti degli affari civili americani e londinesi e questo, secondo il ministro, sarebbe dovuto essere chiarito.

Desidererei sapere se I’AMGOT è considerato di per sé una buona cosa o una spiacevole necessità, da liberarsene
non appena possiamo stringere rapporti o con delle autorità italiane centrali o con un gruppo di autorità italiane regionali che ci possano offrire lo stesso genere di servizi datici dall’ammiraglio Darlan e dal generale Giraud nei primi turbolenti mesi in Africa settentrionale?

Ancora, in quest’ultima parte del documento, Macmillan si è domandato se l’AMGOT fosse davvero una buona cosa o addirittura una spiacevole necessità da liberarsene al più presto non appena fossero stati intessuti rapporti più concreti con le autorità italiane, addirittura anche regionali.

In definitiva dunque appare chiaro come anche tra le più alte gerarchie alleate ci fossero dei dubbi, pienamente legittimi, sull’operato amministrativo nella campagna d’Italia, anticipando quei dubbi che emersero con veemenza pochi anni dopo nella Francia liberata attraverso le proteste promosse da Charles De Gaulle.

Bibliografia e fonti

  • Biagi, E. (1980). La seconda guerra mondiale. Milano: Gruppo editoriale Fabbri;
  • Rossi, E. A. (1993). L’Inganno reciproco. L’armistizio tra l’Italia e gli Angloamericani del settembre 1943. Ministero dei beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici. Roma;
  • Rossi, E. A. (2003) Una nazione allo sbando. L’armistizio italiano del settembre 1943 e le sue conseguenze. Bologna, Il Mulino;
  • Li Gotti, C. (2008), Gli americani a Licata. Dall’amministrazione militare alla ricostruzione democratica, pp. 47–50, Prospettiva editrice;
  • Foto prese dal web

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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