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A Genova nelle giornate del 19, 20 e 21 luglio 2001 venne organizzato il G8, cioè il vertice dei sette Paesi più industrializzati del mondo più la Russia.
Le giornate del vertice furono caratterizzate da gravissimi disordini e dalla morte di un giovane manifestante, Carlo Giuliani, che fu ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere accerchiato dai manifestanti.

G8 di Genova, un crescente clima di paura

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Tuttavia i fatti del G8 di Genova nascono da molto lontano, già dal febbraio 2001 infatti, i servizi segreti avevano pubblicato alcuni rapporti “riservati” in cui si affermava che a Genova si sarebbe consumata una vera e propria guerriglia urbana.

Il SISDE arrivò addirittura ad affermare il 13 aprile 2001 che i manifestanti, tra cui la frangia violenta dei “no global tedeschi“, avrebbero portato a Genova dei palloncini pieni di sangue infetto che sarebbero poi dovuti essere lanciati contro poliziotti e carabinieri.

Il 20 maggio, giusto per rincarare la dose e per specificarne la natura, venne diffuso attraverso il Corriere della Sera un rapporto dei servizi segreti nel quale era affermato che durante il G8 di Genova sarebbero stati impiegati dai manifestanti dei “palloncini contenenti sangue infetto con il virus dell’AIDS.

G8 di Genova, una battaglia annunciata

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Durante le settimane antecedenti il vertice del G8 di Genova, come riportato nell’articolo de Ilfattoquotidiano.it intitolato: “G8 di Genova, mistero italiano. Quattro domande senza risposta.“, i giornali ebbero il grottesco pregio di dipingere una visione apocalittica arrivando ad affermare che:

I manifestanti si stavano preparando per rapire gli agenti rimasti isolati, per attaccare i plotoni di polizia con copertoni incendiati o con delle arance al cui interno erano presenti delle lamette di rasoio.

Fu scritto addirittura che i manifestanti sarebbero stati pronti a combattere contro le forze dell’ordine attraverso deltaplani, aerei telecomandati, kayak, feroci cani pitbull e perfino con delle catapulte colme di sanpietrini.

Questo enorme clima di tensione arrivò a indurre il prefetto Arnaldo La Barbera a posizionare nella zona rossa 4,100 uomini delle forze dell’ordine e altri 6,800 al di fuori, schierati in assetto antisommossa e pronti a combattere quella che sembrò essere a tutti gli effetti una battaglia annunciata.

Il giovedì 19 luglio fu tuttavia molto tranquillo con circa 50,000 persone presenti all’interno delle piazze e strade genovesi e non si registrarono scontri o incidenti degni di nota.

G8 di Genova, 20 luglio 2001 e morte di Carlo Giuliani

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Due informative del SISDE informarono invece la Digos di Genova che il giorno successivo circa 500 militanti del “blocco nero” europeo si sarebbero radunati alle 12:00 in piazza Paolo Da Novi a Genova.
Un’informativa che però, con il senno di poi, si rivelò errata, in quanto i black bloc anticiparono l’arrivo di un paio d’ore iniziando a saccheggiare le banche e attaccando il carcere di Marassi distante un paio di chilometri.

Accanto ai facinorosi black bloc c’era poi anche il corteo autorizzato delle “Tute bianche” guidato da Luca Casarini, corteo che nei pressi di Via Tolemaide venne attaccato violentemente dal Battaglione Lombardia dei Carabinieri, guidato dal capitano Antonio Bruno, che per errore scambiò le tute bianche per i black block finendo per innescare una spirale di violenza inaudita.

Alle 14:53 del 20 luglio 2001, la centrale operativa della polizia guidata dal dirigente Mario Mondelli, perse ogni speranza di salvare l’ordine pubblico quando i mezzi degli autoblindi dei carabinieri furono lanciati a folle velocità contro il corteo di manifestanti al fine di disperderlo.
L’azione provocò una guerriglia urbana di dimensioni colossali che portò alle ore 17:27 alla morte di Carlo Giuliani, un giovane manifestante, che fu ucciso da un colpo di pistola sparato dall’interno di un Defender dei Carabinieri nella vicina piazza Alimonda dal carabiniere ausiliario Mario Placanica che dopo un lungo processo fu prosciolto in istruttoria per legittima difesa.

G8 di Genova, un bilancio gravissimo e la condanna della magistratura

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Gravissime e altrettanto clamorose furono le parole scritte dai giudici al processo di primo grado nei confronti delle forze dell’ordine:

Si è trattato di un’aggressione ingiusta portata da un numero considerevole di pubblici ufficiali ai danni di una collettività organizzata.

Costruendo e portando avanti le barricate su Via D’Invrea e Via Casaregis, resistendo agli attacchi dei militari a piedi e poi dei blindati, inseguendo questi fino allo slargo di Corso Torino, i manifestanti hanno inteso non solo raggiungere i compagni del corteo, ma anche e soprattutto ‘riconquistare’ il diritto a manifestare liberamente, diritto del quale erano stati privati arbitrariamente

In buona sostanza secondo la magistratura di primo grado le responsabilità furono molte da parte delle Forze dell’Ordine anche se, per onore di cronaca, la sentenza portò anche alla condanna di numerosi manifestanti che facevano parte anche del corteo delle tute bianche guidato da Casarini.

Il bilancio della battaglia del 20 luglio 2001 fu gravissimo.
Un morto, saccheggi e danneggiamenti occorsi in gran parte della città di Genova, scontri violenti con le frange dei black bloc durati molte ore.

G8 di Genova, 21 luglio 2001 e l’epilogo della battaglia

La manifestazione relativa al grande corteo internazionale che comprendeva tutte le parti in causa del Genoa Social Forum, prevista per il 21 luglio 2001 finì per offrire al mondo un altro spettacolo indecoroso a causa di nuovi violenti scontri.

La polizia, il cui responsabile dell’ordine pubblico del G8, Ansoino Andressi fu “esautorato” e rimosso dall’incarico, venne affidata a Franco Gratteri, uomo di fiducia del capo della polizia Gianni De Gennaro.

Il risultato fu identico al giorno precedente con i black bloc che provocarono gli agenti con una fitta sassaiolata, portando quest’ultimi a rispondere con delle cariche violentissime che andarono a rompere in due il corteo e provocarono scene di violenza inaudite culminate con il pestaggio di persone inermi, anziani, bambini e signore.

Al termine della guerriglia urbana il numero dei feriti e degli arrestati fu enorme.
Gli arrestati furono poi condotti nella caserma di Bolzaneto, così come era successo anche nella sera del 20 luglio, caserma tristemente celebre per essere passata alla storia per via dei gravissimi abusi da parte della polizia perpetrati nei confronti degli arrestati.

In questo clima di tensione e violenze si concluse il G8 di Genova, un clima che portò alcune ore dopo all’assalto alla Scuola Diaz e che passerà alla storia come una vera e propria macelleria messicana.

Bibliografia e fonti

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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