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La sera del 21 luglio 2001 tra le 22:00 e mezzanotte nelle scuole Diaz-Pertini e Pascoli, sedi del centro di coordinamento del Genoa Social Forum, la Polizia di Stato e Carabinieri fecero irruzione dando vita a quella che passò alla storia come la “macelleria messicana della Scuola Diaz” inserita all’interno del contesto storico relativo ai fatti legati al G8 di Genova.

Il momento buio della democrazia italiana

Quella notte a Genova si consumò un vero e proprio massacro, una rappresaglia violenta, spregiudicata, senza senso da parte delle forze dell’ordine che assaltarono la scuola e massacrarono di botte tutti coloro che vi erano all’interno.

Il terribile conto dopo la mattanza segnò 63 feriti di cui tre gravissimi.

Quello della scuola Diaz fu il momento buio della democrazia italiana, un atto barbaro e selvaggio da parte di una polizia che aveva fallito nel suo compito naturale, quello di far rispettare l’ordine pubblico.

Furono 346 Agenti di polizia e 149 Carabinieri a cingere d’assedio la scuola Diaz di Genova, a colpire con ferocia inaudita gli occupanti, a menare i manganelli fino a ridurre la studentessa tedesca di archeologia Melanie Jonasch, in uno stato comatoso causato da un trauma cranico cerebrale con frattura della rocca petrosa sinistra, ematomi cranici vari, contusioni multiple al dorso, spalla e arto superiore destro, frattura della mastoide sinistra, ematomi alla schiena e alle natiche.

Scuola Diaz: “Nessuna resistenza”

Violenze alla scuola Diaz di Genova, i fatti del 2001 durante il G8 - Il  Secolo XIX

Il settimanale di politica, cultura ed economia, l’Espresso, ha descritto nel suo articolo “Diaz, il sangue e l’impunità” una di queste terribili scene attraverso le parole di un protagonista:

Entrano quindi alcuni poliziotti in uniforme che si dirigono verso di noi che alziamo le braccia e indietreggiamo contro il muro; un poliziotto ci lancia contro una sedia; ci circondano e iniziano a colpirci con manganelli e calci. Ho visto due poliziotti che colpivano una persona che peraltro non si stava proteggendo la testa con il manico del manganello che che aveva la forma di “T”.
Il manganello veniva impugnato dalla parte lunga e questo è il particolare che mi ha colpito.

Le vittime non opposero dunque alcuna resistenza, furono inermi di fronte alla furia selvaggia e incontrollata delle Forze dell’Ordine ormai prive di ogni freno contenitivo.

L’ex vicequestore aggiunto del Primo Reparto Mobile di Roma Michelangelo Fournier il 13 giugno 2007 ha affermato in aula a Genova di “non aver visto comportamenti di resistenza da parte degli occupanti e di non aver visto lanci di oggetti“.

Una testimonianza quest’ultima di assoluta rilevanza in quanto atta a distruggere l’intera tesi difensiva delle Forze dell’Ordine.

L’evento fu talmente spaventoso che per la prima volta in Italia venne riconosciuto ai colpevoli il reato di tortura.

Depistaggi e condanne

Durante le indagini le forze dell’Ordine cercarono in tutti i modi di depistare arrivando a consegnare al pm Enrico Zucca delle foto della prima comunione dei poliziotti impiegati nel massacro.

Furono omesse le firme dei verbali, furono portate sul luogo del massacro due Molotov sequestrate in altra sede per giustificare l’attacco.

Fu infine inscenato un colpo da taglio falsamente inferto all’agente del VII nucleo della squadra mobile Massimo Nucera che nel 2004 fu accusato formalmente dalla procura di falso e calunnia.

La Cassazione il 5 luglio 2012 emetterà le seguenti condanne definitive come riportato dal quotidiano La Repubblica:

Confermata quindi la condanna a 4 anni per Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, quella a 5 anni per Vincenzo Canterini, nonchè le pene, pari a 3 anni e 8 mesi, inflitte a Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. Prescritti, invece, i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all’epoca dei fatti.

Il massacro della scuola Diaz ha segnato una generazione e si lega indissolubilmente a un altro evento tragico e memorabile come quello avvenuto l’11 settembre 2001 a New York, poco più di due mesi dopo i fatti di Genova.

Bibliografia e fonti

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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