Il podcast di History Facts

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Nei piani di Hitler in Europa si sarebbe dovuto costruire un “nuovo ordine”, che avrebbe visto il dominio assoluto della Germania, la “nazione eletta” per eccellenza.

A tal fine, il dominio tedesco sulle nazioni conquistate fu organizzato in forme diverse, a seconda delle zone in cui venne attuato.
I popoli dell’Europa occidentale e settentrionale furono sottoposti a un durissimo regime di occupazione, ma, poichè considerati razzialmente affini a quello tedesco, poterono mantenere, in alcuni casi, una parvenza di indipendenza, affidata a governi collaborazionisti: è il caso, per esempio, dell’Olanda, della Norvegia e della Danimarca.
Mentre molto più duro fu il trattamento invece riservato alle regioni orientali.

Shoah e “soluzione finale della questione ebraica”

Nell’ideologia nazista il pericolo più grande per la purezza della razza ariana era rappresentato dalla “mescolanza con gli ebrei”.

All’interno delle SS furono creati reparti speciali, chiamati Einsatzgruppen (unità operative), guidate da Reinhard Heydrich che si occuparono della cattura e della deportazione degli ebrei in grandi ghetti urbani dove erano costretti a vivere in condizioni di miseria assoluta.

L’Europa del “nuovo ordine” sarebbe sorta secondo i piani di Hitler solo dopo un’accurata opera di pulizia etnica, da realizzarsi attraverso l’annientamento totale della “razza ebraica”.
I massacri su vasta scala cominciarono a partire dall’inizio dell’operazione Barbarossa, nel giugno 1941.

AUSCHWITZ - BIRKENAU "la follia umana" POLONIA nazi camp in Oświęcim - HD -  YouTube

L’8 dicembre 1941, a Chelmno, in Polonia, sorse il primo campo di sterminio, dove furono sperimentate per la prima volta le esecuzioni con il gas.

Il 20 gennaio 1942, 15 alti ufficiali si riunirono in una villa sulla riva del lago Wannsee, a Berlino, con l’obiettivo dichiarato di pianificare scientificamente il genocidio di un intero popolo.

Fu Heydrich a dettare ai dirigenti nazisti la strategia per la “soluzione finale della questione ebraica”.

A partire dal 1942, quindi, i nazisti procedettero a rastrellamenti sistematici e a deportazioni di massa di ebrei verso i campi di sterminio, situati per lo più nei territori della Polonia e della Germania.
Nei lager di Dachau, Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Buchenwald, per citare solo i più tristemente celebri, i prigionieri vivevano in condizioni inumane ed erano costretti a estenuanti lavori forzati fino al sopraggiungere della morte per sfinimento oppure venivano uccisi attraverso sommarie esecuzioni o attraverso l’utilizzo di abominevoli camere a gas.

Fu un orrore senza precedenti: le vittime della Shoah furono circa sei milioni, i due terzi della popolazione ebraica europea.

La resistenza europea contro il collaborazionismo

Le popolazioni conquistate diedero vita a moti di ribellione e di resistenza armata. In tutta Europa, fin dall’inizio della guerra, si crearono forze volontarie antinaziste (partigiani), che condussero una serrata lotta attraverso sabotaggi, azioni di guerriglia, disobbedienza civile.
Un ruolo fondamentale fu giocato dai partiti comunisti, che videro nella Resistenza i caratteri di una guerra di classe: la lotta al nazifascismo si legava indissolubilmente a una futura rivoluzione sociale.

In Francia, per esempio, l’appello di De Gaulle a Radio Londra di cui avevamo parlato in un altro articolo qui su History Facts, favorì la formazione del movimento partigiano Maquis che raccoglieva volontari di ogni credo politico e che giunse a coinvolgere mezzo milione di uomini. Quest’unione di intenti, tuttavia, non si realizzò ovunque.

Charles de Gaulle: Appello a Radio Londra (18 giugno 1940) - History Facts

In Jugoslavia dopo l’occupazione nazifascista si formarono due centri di resistenza, politicamente opposti: da un lato le bande partigiane guidate dal colonnnello Mihajlovic, composte prevalentemente da cetnici, ossia da gruppi di guerriglieri serbi nazionalisti e monarchici: dall’altro le forze comuniste, capeggiate dal maresciallo croato Josip Broz, detto Tito.

Nei paesi occupati dai tedeschi, infine, non si svilupparono solo le lotte di resistenza, ma anche atteggiamenti di collaborazione con gli invasori, sia da parte di alcuni governi, come per esempio la Francia di Vichy, sia da parte di una componente della popolazione: per i partigiani, in questi casi, il nemico non era costituito solo dalle truppe tedesche ma anche dai connazionali, dagli amici o dai parenti che appoggiavano la dittatura nazista.

Bibliografia e fonti

  • Riassunto tratto da Armocida, P., & Salassa, A. G. (2012). Storia Link – volume 3. Milano-Torino: Pearson-Italia.
  • Barbero, A. (2014). Come scoppiano le guerre? La seconda guerra mondiale. Sarzana: Festival della Mente.
  • Biagi, E. (1980). La seconda guerra mondiale. Milano: Gruppo editoriale Fabbri.
  • Mosse, L. G. (2015). Le origini culturali del terzo Reich. Milano: Il Saggiatore S.R.L.
  • Mosse, L. G. (2019). Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti. Roma-Bari: LaTerza figli & SPA.
  • Foto prese dal web.

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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