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L’assalto frontale

Le tecniche con cui avveniva l’assalto erano molto schematiche e molto poco efficaci. Si iniziava con un bombardamento di preparazione che aveva il compito di distruggere i reticolati e le difese nemiche ma anche di colpire i difensori della trincea opposta.
Infatti grazie soprattutto alle mitragliatrici, capaci letteralmente di spazzare vaste aree del campo di battaglia pur richiedendo pochi uomini per il funzionamento, si dava un vantaggio quasi incolmabile ai difensori che potevano essere vinti solo se di numero notevolmente inferiore rispetto agli attaccanti.

I varchi fra i reticolati erano aperti tramite l’utilizzo di forbici (che il più delle volte si rivelavano inutili) o esplosivi posti dai soldati.
Dopodiché iniziava l’assalto delle fanterie che dovevano prima di tutto percorrere scoperte di corsa qualche centinaia di metri nella terra di nessuno, sotto il tiro delle mitragliatrici e dei fucili nemici, entrare nelle trincee nemiche e combattere corpo a corpo con le baionette o con le vanghette che erano le pale in dotazione ai soldati, più letali e non rischiavano di rimanere incastrate nei corpi degli avversari colpiti.

Una volta conquistata la trincea bisognava poi resistere ad eventuali contrattacchi dalle seconde linee in attesa di rinforzi. Con questo schema gli attacchi pur essendo poco fruttuosi dal punto di vista tattico e strategico portavano a grandi perdite umane. Si trattava di una tattica di guerra simile a quella utilizzata ai tempi di Napoleone, resa obsoleta dalla comparsa di nuove armi.

La guerra diventava così essenzialmente una guerra di logoramento in cui visto il sostanziale stallo e l’impossibilità di portare attacchi decisivi, ad essere decisivo sarebbe stato il consumo di uomini e mezzi, diventando non tanto uno scontro di eserciti quanto un confronto fra sistemi economici e politici.

Altre tecniche di combattimento

Per sbloccare la situazione di stallo fu necessario l’uso di una nuova tecnica detta infiltrazione. Piccole unità scelte di soldati si infiltravano dietro le linee nemiche ed aggiravano le postazioni meglio difese. A questo punto grandi gruppi di fanti attaccavano queste postazioni che si trovavano isolate dai rinforzi. Questa strategia venne applicata, per esempio, con grande successo dagli austriaci durante la battaglia di Caporetto, durante la quale misero in rotta l’esercito italiano.

Sul fronte italiano, in montagna, era praticata la cosiddetta guerra di mine che consisteva nello scavare gallerie fin sotto alle postazioni nemiche e far saltare così interi pezzi di montagna uccidendo tutte le truppe nemiche.

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Armi nuove

La Prima Guerra Mondiale vide anche l’utilizzo di nuove armi.

Gli aeroplani giocarono un ruolo importante, soprattutto come ricognitori. Gli aerei erano stati inventati da pochissimi anni, nel 1903, ed erano macchine molto diverse da quelle di oggi. I piloti non avevano una cabina e volavano esposti al freddo e alle intemperie.

La Germania utilizzava anche i dirigibili Zeppelin per compiere dei bombardamenti, anche contro obiettivi civili. Anche Napoli subì un’incursione di questo tipo nel marzo del 1918.

Un’altra terribile arma era rappresentata dai gas. Gli effetti erano tremendi, soprattutto nei primi mesi della guerra, anche perché gli eserciti erano impreparati. Per difendersi sarebbero servite maschere antigas, che però erano spesso insufficienti o inadeguate.

Nel corso della guerra comparvero anche i primi carri armati, sperimentati dall’Intesa.

Sui mari oltre alle navi corazzate operavano anche i sottomarini. La strategia della Germania era quella di utilizzarli per affondare le navi mercantili dirette verso la Gran Bretagna ed affamarla. Questa strategia però, pur essendo molto efficace, fu controproducente, perché favorì l’entrata in guerra degli Stati Uniti.

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Fonti

  • Alberto De Bernardi, Scipione Guarracino, La conoscenza storica, manuale, fonti e storiografia, Milano, Mondadori, 2000
  • Piero Melograni, Storia politica della Grande Guerra 1915-1918, Milano Mondadori, 2014
  • Rai Play

Di Riccardo Bernabei

Riccardo Bernabei è uno storico laureatosi in Scienze Storiche all'Università La Sapienza di Roma. Innamorato della storia e delle sue innumerevoli sfaccettature è autore di numerosi articoli storici su History Facts e non solo!

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