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Nonostante l’approvazione della costituzione il partito comunista continuò il suo scontro frontale con le istituzioni della Repubblica di Weimar e con la Spd fino al 1933, quando fu messo fuori legge da Hitler.
Anche se comunque un’opposizione altrettanto irriducibile fu condotta dalla destra.

Quest’ultima era un insieme di forze eterogenee, che comprendeva nostalgici del militarismo e del conservatorismo prussiano, alti gradi dell’esercito che sognavano la restaurazione dell’Impero, grandi gruppi industriali dell’acciaio e del carbone che erano stati penalizzati dagli accordi di Versailles e, infine, larghi settori delle classi medie.

La nascita del partito nazionalsocialista

WIKIRADIO - Il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori - Rai  Radio 3 - RaiPlay Radio

Uno dei partiti della destra fu il partito tedesco dei lavoratori, che nell’agosto 1929 si trasformò nel Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori.
Nel luglio 1921 la presidenza di questo partito fu assunta da Adolf Hitler.

Il partito nazionalsocialista, facendosi interprete di un sentimento assai diffuso, attribuì la causa della sconfitta militare al tradimento dei socialisti, dei liberali, degli intellettuali e degli ebrei.

La leggenda della “pugnalata alle spalle” ai danni dell’esercito invitto si diffuse rapidamente e fu una delle ragioni dell’ascesa del partito negli anni seguenti.

La Repubblica di Weimar si trovò così ad agire in un clima di scontro frontale, subendo gli attacchi di forze ideologicamente diverse, ma di fatto egualmente avverse nei suoi confronti.

Una debolezza economica per la Repubblica di Weimar

Uno dei problemi principali per la Repubblica di Weimar fu l’inflazione che fino al 1921 fu molto grave.

La situazione precipitò quando la commissione interalleata fissò in 132 miliardi di marchi, circa 25 miliardi di euro, la somma che la Germania avrebbe dovuto pagare come indennizzo per i danni e le distruzioni provocate.

Il risultato fu una vertiginosa ondata inflazionistica che spinse la Germania a chiedere la sospensione dei pagamenti.
La Francia, nel gennaio 1923, decise allora di occupare il bacino carbonifero della Ruhr.

La perdita delle risorse carbonifere della Ruhr mise in ginocchio la già prostrata economia tedesca creando un’inflazione senza precedenti.

L’umiliazione per l’invasione e l’iperinflazione esasperarono i movimenti nazionalisti di destra e i Freikorps, che scatenarono un‘ondata di terrore e di attività eversive.

Nel marzo 1920, Wolfgang Kapp, un fervente nazionalista, tentò addirittura un colpo di stato.
Un altro tentativo di colpo di stato fu organizzato da Hitler a Monaco nel novembre del 1923 che vide però l’arresto di Hitler per insurrezione, pena che scontò in carcere dove scrisse il Mein Kampf.

La Repubblica di Weimar e il governo Stresemann

Stresemann in alternativa a Hitler

Nell’agosto del 1923 per far fronte alla grave crisi economica si formò un governo di “grande coalizione“, presieduto da Gustav Stresemann e composto dal Partito tedesco del popolo, dai socialdemocratici della Spd, dai cattolici del Zentrum e dai liberal-democratici del Partito democratico tedesco.
Innanzitutto si tentò il risanamento finanziario, istituendo una nuova valuta, il Rentenmark, garantito da ipoteche su beni immobili, terreni e risorse industriali.

La svolta decisiva per il rilancio del sistema economico tedesco, tuttavia, arrivò dal sostegno degli Stati Uniti, con l’approvazione, nel 1924, del piano Dawes.

Per restituire slancio all’economia, furono concessi prestiti a lunga scadenza.
I ministri degli Eseteri tedesco e francese, Stresemann e Aristide Briand avviarono una politica di cordiali relazioni internazionali che si concretizzò con il trattato di Locarno sottoscritto il 1° dicembre 1925.

Sulla Repubblica, tuttavia, continuarono ad addensarsi minacce.
L’elezione del feldmaresciallo Hindenburg a presidente della repubblica, nel 1925, per esempio, testimoniava come in una larga parte dell’opinione pubblica fossero ancora radicate la nostalgia per il passato imperiale e l’avversione nei confronti del parlamentarismo e della democrazia.

Bibliografia e fonti

  • Riassunto tratto da Armocida, P., & Salassa, A. G. (2012). Storia Link – volume 3. Milano-Torino: Pearson-Italia.
  • Mosse, L. G. (2015). Le origini culturali del terzo Reich. Milano: Il Saggiatore S.R.L.
  • Mosse, L. G. (2019). Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti. Roma-Bari: LaTerza figli & SPA.
  • Foto prese dal web

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

2 pensiero su “Regimi totalitari: crisi della Repubblica di Weimar”
    1. Sul democraticamente eletto posso anche essere d’accordo, il problema è che le elezioni del 1933 in realtà stabilirono che circa il 56% dei tedeschi fosse contrario al NSDAP in quanto il partito di Hitler ottenne appena il 43,9% dei consensi e non la maggioranza assoluta e soprattutto ben al di sotto dei sondaggi che lo vedevano oltre il 50%.
      Tuttavia qualche settimana dopo la deriva totalitarista fu piuttosto evidente visto che Hitler, compresa la lezione delle urne, decise di emanare la legge dei pieni poteri che gli permise di instaurare uno stato di emergenza che diede il via alla dittatura.

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