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Allo scoppio del conflitto, l’Italia era formalmente impegnata nella Triplice alleanza.

Sorprendentemente, però, il governo italiano, presieduto da Antonio Salandra, optò per la neutralità.
Tedeschi e austriaci reagirono duramente, accusando l’Italia di tradimento.
Il governo Salandra si giustificò facendo appello al fatto che la caratteristica principale della Triplice alleanza era il suo carattere difensivo e non offensivo.

In secondo luogo, la scelta della neutralità era un modo per prendere tempo.
L’Italia, infatti, era appena uscita da un conflitto contro l’impero ottomano che aveva messo a dura prova il suo apparato militare.

Lo schieramento neutralista

Radioso maggio - Wikipedia

Immediatamente dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, le forze politiche e l’opinione pubblica italiana si divisero fra neutralisti e interventisti.
Uno degli esponenti più autorevoli del fronte neutralista era Giolitti.

Secondo il suo parere, l’Italia non era pronta nè dal punto di vista militare nè da quello economico.
Non bisognava dimenticare, infatti, la fragilità dell’industria italiana e la sua dipendenza dalle importazioni di carbone inglese.

Lo sforzo bellico, infine, avrebbe potuto scatenare incontrollabili tensioni sociali.
Rimanendo neutrale, al contrario, l’Italia avrebbe potuto ottenere significative concessioni territoriali per via diplomatica.

Neutralisti erano i cattolici che seguivano le indicazioni in tal senso di Benedetto XV.
Anche il Partito socialista italiano si opponeva fermamente alla partecipazione alla guerra, considerata come uno scontro fra opposti interessi capitalistici che avrebbe inevitabilmente causato lutti e sofferenze alla classe operaia.

Tuttavia allo scoppio della guerra il partito-guida del socialismo europeo, il Partito socialdemocratico tedesco, il 4 agosto 1914 votò i crediti di guerra.
Anche in Austria-Ungheria, in Francia e in Gran Bretagna i socialisti appoggiarono i loro governi per l’interventismo.

Lo schieramento interventista

Nel paese si costituì un sempre più attivo schieramento interventista che si batteva per l’entrata in guerra.
Inizialmente, questo fronte era eterogeneo e minoritario.
Esponenti della sinistra favorevoli all’ingresso in guerra dell’Italia erano innanzitutto gli interventisti democratici, che consideravano il conflitto uno strumento per combattere l’autoritarismo di Austria e Germania, e gli irredentisti.
A loro si aggiungevano i sindacalisti e i socialisti rivoluzionari, convinti che la sconfitta degli imperi centrali avrebbe creato le premesse per la nascita di un movimento rivoluzionario.

Esponenti dell’interventismo di destra erano, invece, i nazionalisti.
Un appoggio importante all’intervento proveniva poi da alcuni gruppi industriali come l’Ansaldo e la Fiat che vedevano nella guerra l’occasione di grandi profitti grazie alle forniture militari.
Vi erano, infine, i liberal-conservatori, che erano schierati su posizioni anti-giolittiane e avevano come punti di riferimento il capo del governo Salandra e il ministro degli Esteri Sidney Sonnino.

Il blocco interventista, anche se minoritario, esercitava una grande influenza sul parlamento attraverso il governo e l’appoggio del re.
Di non secondaria importanza, inoltre, fu il ruolo giocato dalla stampa.

Rispetto ai neutralisti, inoltre, gli interventisti avevano una superiore capacità di mobilitazione.

Il patto di Londra e il tradimento della triplice alleanza

Il 26 aprile 1915 il presidente del consiglio Salandra e il ministro degli Esteri Sonnino, d’intesa con il re ma mantenendo all’oscuro il parlamento, firmarono il patto di Londra con i rappresentanti della Triplice intesa.

Il patto di Londra prevedeva, in cambio dell’entrata in guerra entro 30 giorni a fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia, la cessione all’Italia, in caso di vittoria, di territori austriaci abitati in prevalenza da italiani: il Trentino, il Sud Tirolo fino al Brennero e l’Istria, inclusa Trieste, oltre a ottenere grande parte della Dalmazia, le isole del Dodecaneso, il protettorato sull’Albania, il bacino carbonifero di Adalia, in Turchia, e, infine, alcuni possedimenti coloniali della Germania in Africa.

La guerra insomma era vista come l’occasione per completare il processo risorgimentale e per indirizzare la politica estera italiana verso un’espansione nella penisola balcanica nel Mediterraneo orientale.

Lo scontro parlamentare e il maggio radioso

Prima guerra mondiale: la vittoria dell'Italia dopo Caporetto -  @trentaminuti

Il problema del governo, a questo punto, era ottenere il voto favorevole all’intervento da parte del parlamento.

La maggioranza dei deputati, che era di orientamento neutralista, di fronte alle dichiarazioni a favore della guerra di Salandra, fece pervenire a Giolitti il proprio biglietto da visita.

Si trattò di un vero e proprio voto di sfiducia, anche se informale, nei confronti del governo.
Salandra, quindi, non si sentì di sfidare la maggioranza parlamentare e si dimise la sera del 13 maggio.

Di fronte a questa prospettiva, e prima che il re conferisse il nuovo incarico, gli interventisti democratici, salandrini e nazionalisti, appoggiati dai principali organi di informazione, scatenarono le “radiose giornate di maggio”, ossia una mobilitazione di piazza senza precedenti.

La campagna contro Giolitti e i neutralisti assunse i toni della violenza e si caricò di accenti antiparlamentari.

In questo contesto si inserì l’iniziativa della Corona: anzichè prendere atto della maggioranza parlamentare e affidare a Giolitti l’incarico per la formazione di un nuovo governo, il re assegnò nuovamente il compito a Salandra.

Il parlamento nella seduta del 20 maggio, approvò la concessione di pieni poteri al governo.
Solo i socialisti votarono contro. Il 24 maggio 1915, l’Italia entrò in guerra contro l’Austria-Ungheria.

Bibliografia e fonti

  • Riassunto tratto da Armocida, P., & Salassa, A. G. (2012). Storia Link – volume 3. Milano-Torino: Pearson-Italia.
  • Barbero, A. (2014). Come scoppiano le guerre? La prima guerra mondiale. Sarzana: Festival della Mente.
  • A. Varsori, Radioso maggio. Come l’Italia entrò in guerra, Mulino, 2015.
  • Foto prese da internet

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho 26 anni e sono un docente di scuola secondaria. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma nel 2019. Sono laureato magistrale in Scienze Storiche. Medioevo, età moderna, età contemporanea. Titolo di laurea conseguito all'Università La Sapienza di Roma nel 2021 con votazioni di 110/110. Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di esport, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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