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Lenin in seguito a un colpo apoplettico fu costretto ad abbandonare l’attività politica fin dal 1922.
La lunga malattia, che lo porterà alla morte il 21 gennaio 1924, pose subito la questione della sua successione.

La direzione passò nelle mani di Grigorij Zinov’ev e di Lev Kamenev, due bolscevichi che, insieme a Lenin, avevano guidato il partito fin dal 1903 e furono affiancati da Josif Dzugasvili, detto Stalin, che ricopriva il ruolo di Segretario del Partito.

Su quest’ultimo, tuttavia, pesava il giudizio negativo di Lenin, che aveva invitato gli organismi dirigenti a rimuoverlo dalla sua carica perchè “troppo grossolano”.

Stalin, biografia del rivoluzionario e segretario del PCUS

Il triumvirato composto da Zinov’ev, Kamenev e Stalin guidò così il paese dal 1922 al 1925 mentre da tale governo fu escluso Trockij.

Alla fine del 1923, Trockij intensificò l’opposizione contro i tre leader per affermare la legittimità di una dialettica interna che permettesse la formazione di correnti di opposizione.
Solo un controllo democratico dei suoi membri avrebbe salvato il partito dalla degenerazione autoritaria e burocratica.

Stalin rilancia la Nep a discapito dell’industrializzazione

Lo scontro tra Trockij e il gruppo dirigente riguardava in primo luogo la politica economica.
L’ex comandante dell’armata rossa, infatti, era uno dei critici più radicali della Nep, considerata un passo indietro sulla strada del socialismo.

L’Unione Sovietica, infatti, era rimasta un paese rurale: l’82% della popolazione era composta da contadini e questo aveva comportato il formarsi di nuove differenziazioni sociali.

Trockij riteneva che si dovesse accelerare il processo di accumulazione di capitali da destinare agli investimenti industriali, senza disperdere energie nello sviluppo agricolo.

I sostenitori della linea della Nep, fra i quali Stalin e Nikolaj Bucharin, ritenevano, al contrario che la modernizzazione dell’agricoltura fosse la premessa indispensabile per la successiva industrializzazione.
Per tale ragione era necessario perseguire uno sviluppo graduale ed equilibrato dell’industria senza compromettere l’alleanza con i contadini, poichè, dato il loro numero, non sarebbe stato possibile attuare una transizione al socialismo senza risolvere la questione agraria.

Lo scontro si concluse, nel 1925, con la sconfitta di Trockij: il partito si schierò con Stalin e rilanciò la Nep.

Stalin contro la rivoluzione permanente di Trockij

Trockij riteneva che Mosca dovesse guidare una “rivoluzione permanente“, ossia battersi per la realizzazione del comunismo su scala mondiale.

Alla fine del 1924, in aperta polemica con Trockij, Stalin elaborò la teoria del “socialismo in un solo paese”, che auspicava il consolidamento dello stato sovietico indipendentemente dalle vicende del movimento operaio internazionale.
Poichè le rivoluzioni in Germania e in Italia erano fallite e in Europa si andavano affermando regimi fascisti, all’Unione Sovietica non resta che cercare di rafforzarsi autonomamente.

Al XIII congresso (maggio 1924), la teoria della “rivoluzione permanente” fu condannata e Trockij fu costretto a dimettersi dalla presidenza del consiglio militare rivoluzionario e finì ai margini.
Ottenuto il controllo del partito, che intanto era diventato una macchina burocratica di oltre un milione di iscritti e di migliaia di funzionari, Stalin procedette con l’opera di demolizione di tutti coloro che considerava avversari.

Stalin e l’eliminazione dell’opposizione di sinistra

L'Unione Sovietica di Stalin - YouTube

Al XIV congresso del partito un gruppo di minoranza guida da Zinov’ev e Kamenev si avvicinò alle posizione di Trockij.

La battaglia interna si protrasse per circa un anno, senza esclusione di colpi, Stalin, infatti, mosse contro i suoi avversari anche la polizia politica.
Nell’arco di un anno, fra l’ottobre 1926 e l’ottobre 1927, Zinov’ev, Kamenev e Trockij furono destituiti da tutte le cariche, con la motivazione che avevano tentato di costruirsi in frazione organizzata, cosa espressamente vietata dallo statuto del partito.

Infrangendo la disciplina del partito, i tre, decisero di pubblicare clandestinamente il loro programma e, nel decimo anniversario della rivoluzione, si fecero promotori di manifestazioni di piazza contro la linea della maggioranza.
Il XV congresso li condannò al confino.

Zinov’ev e Kamenev, poco dopo, fecero autocritica e, grazie al loro atto di sottomissione, furono riammessi nel partito.
Trockij, che si era sempre rifiutato di farlo, fu prima confinato ad Alma-Ata nel Kazakistan e infine espulso dall’Unione Sovietica nel gennaio del 1929.

Bibliografia e fonti

  • Riassunto tratto da Armocida, P., & Salassa, A. G. (2012). Storia Link – volume 3. Milano-Torino: Pearson-Italia.
  • Luciano Berra, La Russia di Stalin, Milano, Vita e pensiero, 1942.
  • Marco Clementi, “Stalinismo e Grande terrore”, Roma, Odradek, 2008.
  • Foto prese dal web

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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