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Il 1° settembre 1939, Hitler iniziò l’invasione della Polonia.

La strategia tedesca si basava sul cosiddetto Blitzkrieg (guerra lampo), la resistenza polacca fu tenace ma mal coordinata: in meno di una settimana le truppe tedesche giunsero alle porte di Varsavia, che cadde il 27 settembre 1939.

L’Unione Sovietica, nel frattempo, seguendo le clausole segrete del patto Molotov-Ribbentrop, invase la Polonia orientale.

Dalla Polonia all’Europa settentrionale

La Polonia fu il primo Paese a subire le efferate crudeltà che caratterizzarono il più sanguinoso conflitto della storia mondiale: le SS tedesche massacrarono circa 50,000 civili, tra cui molti esponenti delle classi dirigenti e del clero, con il fine di scongiurare qualsiasi forma di resistenza.

I sovietici, parallelamente, eliminarono, nei pressi della città di Katyn circa 20,000 polacchi tra civili e militari.

Il 30 novembre l’Unione Sovietica attaccò la Finlandia, che oppose un’accanita resistenza.
Il 9 aprile, la Germania sferrò un attacco improvviso alla Danimarca e alla Norvegia.
La prima si arrese senza combattere; la seconda, invece, resistette strenuamente fino a giugno, ma fu poi costretta a cedere alla superiorità militare tedesca.

Il fronte francese: dalla linea Maginot alla fuga di Dunkerque

Linea Maginot

Sul fronte occidentale la guerra non iniziò fino alla primavera del 1940.

Il 10 maggio 1940 Hitler ordinò alle sue truppe di dare il via all’invasione della Francia.
I generali francesi, avevano preparato un poderoso sistema di fortificazioni sul confine franco-tedesco, la linea Maginot, immaginando di dover combattere nuovamente una guerra di trincea.
L’attacco tedesco, invece, partì da nord-est con l’invasione del Belgio, Olanda e Lussemburgo, con la violazione della loro neutralità.

Tra il 12 e il 15 maggio, le truppe tedesche, aggirata e vanificata la linea Maginot, attraversarono velocemente la foresta delle Ardenne, che i francesi avevano erroneamente considerato impraticabile per i carri armati e sfondarono le linee nemiche a Sedan.

Tra il 29 maggio e il 4 giugno, il contingente inglese, appena sbarcato in Francia, riuscì a imbarcare la maggior parte delle truppe sconfitte, circa 100,000 uomini, nei pressi del porto di Dunkerque e a trasportarle in Inghilterra.

La caduta di Parigi e il messaggio a Radio Londra

Il 14 giugno Hitler entrò vittorioso a Parigi e due giorni dopo fu eletto presidente del consiglio il maresciallo Philippe Petain.

Il 18 giugno, il generale Charles de Gaulle lanciò via radio un appello ai francesi, incitandoli alla resistenza contro il nemico.

«I capi, che da numerosi anni sono alla testa delle forze armate francesi, hanno formato un governo.

Questo governo, adducendo la sconfitta delle nostre forze armate, ha preso contatto con il nemico per cessare i combattimenti.

Certo, noi siamo stati, noi siamo surclassati dalla forza meccanica, terrestre e aerea, del nemico.

Infinitamente più del loro numero, sono i carri, gli aerei, la tattica dei tedeschi che ci fanno indietreggiare. Sono i carri, gli aerei, la tattica dei tedeschi che hanno sorpreso i nostri capi al punto da condurli là dove essi oggi si trovano.

Ma l’ultima parola è stata detta? La speranza deve svanire? La sconfitta è definitiva? No!

Credete a me, a me che vi parlo con conoscenza di causa, e vi dico che nulla è perduto per la Francia. Gli stessi mezzi che ci hanno sconfitto possono portarci un giorno alla vittoria.

Perché la Francia non è sola! Non è sola! Non è sola! Ha dietro di sé un grande Impero. Può far blocco con l’Impero britannico che controlla il mare e continua la lotta. Può, come l’Inghilterra, utilizzare senza limiti l’immensa industria degli Stati Uniti.

Questa guerra non è limitata allo sfortunato territorio del nostro Paese. Questa guerra non è decisa dalla battaglia di Francia. Questa guerra è una guerra mondiale. Tutte le responsabilità, tutti i ritardi, tutte le sofferenze non impediscono la possibilità di far ricorso a tutti i mezzi che vi sono nell’universo, necessari a schiacciare un giorno i nostri nemici. Folgorati oggi dalla forza meccanica noi potremo vincere in futuro grazie ad una forza meccanica superiore. Il destino del mondo è là.

Io, Generale de Gaulle, attualmente a Londra, io invito gli ufficiali ed i soldati francesi che si trovano in territorio britannico o che vi si troveranno in futuro, con le loro armi o anche disarmati, io invito gli ingegneri e gli specialisti delle industrie d’armamenti che si trovano in territorio britannico, o che vi si troveranno in futuro, a mettersi in rapporto con me.

Qualunque cosa accada, la fiamma della resistenza francese non si dovrà spegnere e non si spegnerà.

Domani, come oggi, io parlerò alla Radio di Londra.»

Il suo messaggio, però, non fu accolto: il 22 giugno, Petain firmò l’armistizio a Rethondes.
La Francia venne divisa in due parti: tre quinti del territorio francese restavano sotto il controllo militare tedesco, mentre al sud si formò uno stato collaborazionista, con capitale Vichy, guidato dallo stesso Petain.

Operazione Leone Marino e la battaglia d’Inghilterra

La battaglia d'Inghilterra - Portale storico della Presidenza della  Repubblica

Dopo la resa della Francia, le attenzioni di Hitler si concentrarono sulla Gran Bretagna, dove alla guida del paese, dal maggio 1940, era salito il conservatore Winston Churchill.

Deciso a piegare la resistenza britannica, Hitler, all’inizio di luglio, diede il via all’operazione “Seelow” (Leone marino).
L’obiettivo dell’operazione era compensare la superiorità britannica sul mare ottenendo un netto dominio nei cieli.

Dal 10 luglio 1940, la Luftwaffe, l’aviazione tedesca, effettuò continui bombardamenti contro centri militari, aeroporti, porti, industrie belliche.
Iniziava così la battaglia d’Inghilterra, il primo vero conflitto aereo della storia, durato oltre tre mesi.
L’aviazione inglese, la Raf, nonostante l’inferiorità numerica, riuscì a infliggere enormi perdite agli avversari, anche grazie all’utilizzo di un nuovo sistema di avvistamento: il radar.

Hitler cambiò allora strategia, ordinando che venissero bombardati i nuclei industriali e i centri abitati, in modo da colpire la popolazione e indurre il governo inglese ad accettare la pace.
Su Londra furono lanciate migliaia di tonnellate di bombe; intere città, come Birmingham e Coventry, furono rase al suolo.
A settembre, complice il fatto che l’isola non fosse ancora stata piegata, Hitler, resosi conto del fallimento, abbandonò l’operazione Leone marino.
La battaglia d’Inghilterra fu la prima battuta d’arresto nel cammino, fino a quel momento inarrestabile, della Germania.

Bibliografia e fonti

  • Riassunto tratto da Armocida, P., & Salassa, A. G. (2012). Storia Link – volume 3. Milano-Torino: Pearson-Italia.
  • Barbero, A. (2014). Come scoppiano le guerre? La seconda guerra mondiale. Sarzana: Festival della Mente.
  • Biagi, E. (1980). La seconda guerra mondiale. Milano: Gruppo editoriale Fabbri.
  • Mosse, L. G. (2015). Le origini culturali del terzo Reich. Milano: Il Saggiatore S.R.L.
  • Mosse, L. G. (2019). Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti. Roma-Bari: LaTerza figli & SPA.
  • Foto prese dal web.

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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