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La figura dello storico è da sempre molto importante.

Lo storico infatti si occupa di ricostruire la storia attraverso le fonti da cui ricava delle informazioni utili alla comprensione di determinati eventi, situazioni o periodi.

Le armi dello storico sono dunque le fonti che possono essere più o meno solide, più o meno certe e possono riguardare tendenzialmente diverse tipologie:

  • Fonti orali
  • Fonti scritte
  • Fonti visive
  • Fonti materiali
  • Fonti digitali

Fonti orali per la ricostruzione storica

LE FONTI STORICHE - YouTube

Le fonti orali sono tra le armi a disposizione dello storico certamente più difficili da verificare ma soprattutto spesso possono addirittura ingannare lo storico portandolo su una strada non corretta.
Il lavoro dello storico infatti è molto più simile a quello scientifico e le fonti orali rappresentano senza ombra di dubbio un azzardo dal punto di vista interpretativo e comprensivo.

Per fonti orali si possono intendere, ad esempio, quelle tradizioni orali che vengono tramandate di generazione in generazione circa un avvenimento che si presume essere accaduto nel passato e abbia dunque influenzato il futuro delle comunità che lo tramandano.

Spesso infatti, le fonti orali vengono dallo storico facilmente eliminate, seppur comunque dopo un’attenta analisi, poichè ritenute poco utili ai fini della ricerca storica.

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Tuttavia ci sono dei casi in cui le fonti orali sono invece utilissime alla ricerca storica, un esempio lampante è quello relativo alle testimonianze provenienti dai sopravvissuti ai campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale.
Racconti questi assolutamente preziosi e assolutamente fondamentali per aiutare lo storico durante la sua ricerca e durante la ricostruzione degli avvenimenti storici

In questo senso infatti lo storico deve essere abile a individuare nel suo interlocutore una fonte orale affidabile e il cui racconto possa comunque avere dei riscontri storici evidenziabili in sinergia con altri tipi di fonti, ad esempio materiali o visive.

Fonti scritte, certezze o falsi storici

Le fonti scritte sono da millenni lo strumento principe della ricerca storica.

L’avvento stesso della scrittura ha permesso all’uomo di trasmettere alle future generazioni la propria storia e questo rende di per se, specialmente se analizzate in contesti temporali molto più lontani dal nostro, fondamentale l’utilizzo della scrittura come fonte primaria per lo storico ai fini della sua ricerca.

Tuttavia lo storico deve essere un abile navigatore in acque molto spesso tempestose, infatti molte fonti scritte possono essere frutto di interpretazioni o copie provenienti da tradizioni orali spesso in contraddizione tra loro.
Un esempio lampante potrebbe essere quello dei Vangeli sinottici provenienti da un’altra fonte non nota.

In questo caso infatti i Vangeli non possono essere accertati storicamente poichè manca la certezza della fonte primaria.

Gesù: le fonti storiche - ppt video online scaricare

La storia del cristianesimo è molto fervente in tal senso con fonti scritte, anche profondamente differenti l’una dall’altra e contraddittorie, che si basano su tradizioni orali non facilmente verificabili dal punto di vista storico e ancora oggi oggetto di discussione tra gli storici.

Un altro esempio è quello relativo al caso agiografico di Sant’Agnese, martire bambina, il cui racconto si evolve con il passare dei secoli e con il ritrovamento di nuove fonti, vengono in mente in tal senso le fonti scritte delle “Passio” che provengono addirittura da zone geografiche completamente differenti e scritte in diverse lingue, greca, latina e siriaca.

Anche qui per lo storico non è semplice individuare le fonti realmente attendibili ed è semplice cadere in trappola e dare vita al riconoscimento di un “falso storico“.
Il più famoso falso storico è certamente quello relativo alla donazione di Costantino dimostrato come falso nel 1440 da Lorenzo Valla ma che in realtà, a livello storico, consentì alla Chiesa di ottenere importanti concessioni territoriali e soprattutto un potere temporale.

Fonti visive

Guernica di Pablo Picasso - ADO Analisi dell'opera

Le fonti visive sono per lo storico un prezioso strumento di ricerca.
Spesso queste fonti vengono riferite a dipinti o fotografie che lo storico, una volta accertatane l’autenticità, può utilizzare per avvalorare la propria tesi storica circa un determinato evento.
Le fonti visive vengono poi utilizzate dagli storici per comprendere l’evoluzione sociale dei fenomeni storici.
Un esempio lampante è il quadro del “Guernica” di Picasso che dipinge la Guerra Civile Spagnola marcando la sofferenza e la morte relativa ai bombardamenti della città di Guernica.

Chiaramente la difficoltà per lo storico, spesso, è relativa alla ricerca di autenticità della fonte visiva in quanto molto spesso non sono rari i casi di contraffazione o comunque di alterazione della fonte oppure, ancor peggio, di una attribuzione impropria della fonte ad altro autore.

Fonti materiali

Le fonti materiali rappresentano invece per lo storico un importante banco di prova.

Se da una parte le fonti materiali sembrerebbero essere certe, dall’altra non è così semplice in primo luogo accertarne l’autenticità e in secondo luogo accertarne la datazione.
Spesso infatti può capitare di incontrare delle fonti materiali che, pur trovandosi in luoghi congrui, siano invece copie di età anche molto successiva.

Fonti storiche ruben lacalendola

Tuttavia appare chiaro, specialmente per quel che riguarda i resti di grandi città, che l’unico problema sia relativo alla datazione storica e non certamente nella natura della fonte.

Le fonti materiali possono essere, oltre che i resti di una città, banalmente delle anfore, monete, resti di navi, ossa, catacombe, ecc… che possono essere utilizzate dallo storico, una volta accertatane la datazione e l’autenticità ai fini della sua ricerca.

Fonti digitali

Le fonti digitali rappresentano il futuro dello storico 2.0.
L’avvento della rivoluzione informatica e più specificatamente della rivoluzione digitale ha permesso allo storico di accedere a una nuova e più rapida tipologia di fonti dematerializzate.

Tuttavia i rischi per lo storico sono giganteschi, di gran lunga superiori a quelli relativi a una fonte scritta cartacea, in quanto la falsificazione dei documenti in ambito digitale è molto più semplice attraverso banali programmi di grafica.
Lo storico dunque, non solo deve riuscire a recuperare da questa sterminata produzione di fonti digitali delle fonti inerenti alla propria ricerca ma deve anche verificarne in primo luogo l’autenticità e in secondo luogo la datazione e in terzo luogo l’autore.

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Molto spesso infatti le fonti digitali non presentano autore, o meglio, l’autore può essere coperto da un alias o risultare irreperibile, questo mette in difficoltà lo storico che nella sua ricerca dovrà anche stabilire l’effettiva autorità dell’autore circa il documento.
Capita spesso infatti che molti autori pubblichino del materiale online che poi viene sistematicamente ripreso e fatto proprio da una moltitudine di altri soggetti che, impropriamente, lo utilizzano anche a scopi commerciali, senza citarne minimamente la fonte primaria.

Il rischio di promuovere delle falsità storiche attraverso l’esclusivo utilizzo di fonti digitali è al momento molto alto e lo storico deve stare molto attento e deve essere anche molto bravo a condurre delle mirate verifiche prima della pubblicazione del proprio lavoro.

Il lavoro dello storico

Appare chiaro che lo storico abbia numerosi strumenti a disposizione per poter condurre le proprie ricerche e per poter ricostruire scientificamente la storia.
Il suo lavoro è a un bivio, l’avvento della digitalizzazione potrebbe portarlo in una nuova dimensione e potrebbe favorirlo come distruggerlo.
Il rischio è che con delle fonti accessibili a tutti si possano verificare sempre più casi di improvvisazione che rendono il lavoro dello storico estremamente difficile in un contesto così ostile.

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Basta infatti diffondere oggi delle semplici informazioni false per dare vita a veri e propri “falsi storici” che potrebbero influenzare enormemente l’opinione pubblica.
In questo senso infatti il pericolo di una diffusione sempre più massiccia di “fake news” è sempre più concreto e non facilmente arginabile se non attraverso la corretta informazione.

In questo senso il lavoro dello storico nella selezione delle fonti verificate e attendibili sarà molto determinante nel prossimo futuro.

Fonti e bibliografia

  • Bloch, M. (1950). Apologia della storia o Mestiere di storico. Milano: Piccola Biblioteca Einaudi
  • Foto prese dal web

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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