La morte di Gesù è un evento biblico collocabile storicamente tra il 29 e il 33 d.C., Gesù aveva all’epoca della morte all’incirca quaranta anni, sicuramente più dei 33 anni che la tradizione racconta.
Questo a causa del ben noto errore di datazione di Dionigi il Piccolo, nel momento della collocazione nella linea temporale della nascita di Gesù.

La morte di Gesù è preceduta da numerosi passaggi biblici tra cui il “tradimento di Giuda“, l’arresto nel giardino dei Getsemani, la condanna a morte da parte del Sinedrio e il “lavaggio delle mani” di Ponzio Pilato.

Pilato riconosce l’innocenza di Gesù

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E’ importante qui soffermarsi sulla figura di Pilato, egli in realtà riconosce l’innocenza di Gesù poichè nel Vangelo di Matteo (27,11-14) egli dice:

“Gesù comparve davanti al governatore e il governatore lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli disse: «Tu lo dici». E, accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose testimoniano contro di te?» Ma egli non gli rispose neppure una parola; e il governatore se ne meravigliava molto.”


E ancora sempre prendendo come esempio il Vangelo di Matteo (27,20-24):

“Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. E il governatore si rivolse di nuovo a loro, dicendo: «Quale dei due volete che vi liberi?» E quelli dissero: «Barabba». E Pilato a loro: «Che farò dunque di Gesù detto Cristo?» Tutti risposero: «Sia crocifisso». Ma egli riprese: «Che male ha fatto?» Ma quelli sempre più gridavano: «Sia crocifisso». Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi».”


Questo ci fa capire come i romani in realtà non potessero intervenire nelle questioni popolari che riguardavano cittadini non romani.

Gesù non era un cittadino romano

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Questo è un passaggio molto importante perchè Gesù infatti non era un cittadino romano, se lo fosse stato, prima di essere condannato a morte sarebbe dovuto essere avvisato l’Imperatore a Roma e non sarebbe potuto morire crocifisso, bensì decapitato.

Questa era infatti la pena che i cittadini romani, accusati di eresia e blasfemia, dovevano subire.

Differenza tra Gesù e Paolo di Tarso

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Infatti la stessa pena la subirà San Paolo di Tarso, che infatti era cittadino romano, e che morì tra il 64 e il 67 d.C. durante le persecuzioni perpetrate da Nerone.

Seppur con una fonte molto debole e giudicata a livello contemporaneo dagli storici quasi leggendaria, cioè il Martirio di San Paolo Apostolo contenuto negli Atti di Paolo del II secolo d.C., possiamo capire come la morte dei cittadini romani accusati di determinati delitti fosse di diretta competenza dell’Imperatore, in questo caso Nerone:

«In piedi, rivolto verso Oriente, Paolo pregò a lungo. Dopo aver protratta la preghiera intrattenendosi in ebraico con i padri, tese il collo senza proferire parola. Quando il carnefice gli spiccò la testa, sugli abiti del soldato sprizzò del latte. Il soldato e tutti i presenti, a questa vista, rimasero stupiti e glorificarono Dio che aveva concesso a Paolo tanta gloria; e al ritorno annunziarono a Nerone quanto era accaduto. Anch’egli ne rimase stupito e imbarazzato»

Passione di Cristo e crocifissione

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Tornando invece alla figura storica di Gesù, l’avvenimento della Passione di Cristo è descritto in maniera molto dettagliata dai Vangeli, Gesù morirà per Crocifissione una pratica non troppo comune sotto dominio romano e destinata a particolari reati, come ad esempio il furto.
Gesù infatti verrà crocifisso accanto a due ladroni.

Allora furono crocifissi con lui due ladroni, uno a destra e l’altro a sinistra. (Matteo 27,38)

Tuttavia prima di arrivare a parlare della Crocifissione è bene raccontare anche le umiliazioni e le violenze che Gesù subì nelle prime fasi della Passione.

Questo è sempre ben raccontato dal Vangelo di Matteo (27,27-31) che scrive:

Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte. E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: «Salve, re dei Giudei!» E gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percotevano il capo. E, dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono dei suoi abiti; poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Differenze di trattamento tra cittadini romani e non romani

Questa usanza di schernire i condannati a morte era piuttosto comune in epoca romana, se ne ritrova infatti testimonianza anche nella morte di San Paolo di Tarso seppur con dinamiche profondamente differenti.

San Paolo infatti è un cittadino romano per nascita, quando i carcerieri romani lo vogliono frustare, egli utilizza la “cittadinanza romana” come un diritto cosa che invece non potrà fare Gesù visto che cittadino romano non era.
Questo spiega il motivo per il quale Gesù viene colpito e schernito dai soldati romani senza alcuna pietà, liberi dal diritto romano.

Dramma e motivazioni della morte

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Il motivo per il quale viene condannato a morte Gesù è riportato nel legno posto nella sommità della croce:

Al di sopra del capo gli posero scritto il motivo della condanna: Questo è Gesù, il re dei Giudei. (Matteo 27,37)

Il momento che precede la morte di Gesù è profondamente drammatico e viene ancora una volta raccontato precisamente dal Vangelo di Matteo (27,39-50):

E quelli che passavano di là, lo ingiuriavano, scotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi giù dalla croce!» Così pure, i capi dei sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi, dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui. Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce, poiché ha detto: “Sono Figlio di Dio”». E nello stesso modo lo insultavano anche i ladroni crocifissi con lui.
Dall’ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, inzuppatala di aceto, la pose in cima a una canna e gli diede da bere. Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se Elia viene a salvarlo».
E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito.

Il continuo schernimento da parte di “coloro che passavano di là” porta Gesù a invocare l’aiuto di Dio, pensa di essere stato abbandonato dal padre, la morte di Gesù in realtà è profondamente dolorosa ed è presumibile a livello storico che la lucidità fosse venuta meno negli ultimi istanti di vita.

Morte di Gesù ed eventi prodigiosi

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Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, le tombe s’aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; e, usciti dai sepolcri, dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: «Veramente, costui era Figlio di Dio».
C’erano là molte donne che guardavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo; tra di loro erano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

Subito dopo la morte di Gesù si verificano degli eventi prodigiosi che spaventano i romani e gli stessi sommi sacerdoti del Sinedrio.
Gli eventi vengono visti da tutti, persino dal centurione che era di guardia, numerosi “santi” uscirono dai sepolcri e apparvero a molti in una sorta di visione mistica.
La prima cosa che fecero coloro che videro tutto questo fu dunque esclamare: “Veramente, costui era Figlio di Dio“.
In buona sostanza è l’evento prodigioso ad attestare la natura sacra di Gesù, non quel che ha fatto prima.
Questo è molto importante per capire la visione dei cittadini di Gerusalemme circa la figura di Gesù, considerata solo dopo questi eventi come sacra.

Resurrezione di Gesù e altro evento prodigioso

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In realtà un altro prodigioso evento si verificherà nel momento della resurrezione di Gesù ed è nuovamente raccontato perfettamente nei Vangeli come ad esempio quello di Matteo (28,1-8):

Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.

Questo evento prodigioso è storicamente inspiegabile e rientra nell’ambito del misticismo e della religiosità, tuttavia è incredibile come questi avvenimenti si verifichino davanti ai soldati romani.
Testimoni che non sono corruttibili con la fede, poichè professavano il paganesimo, e pertanto testimoni molto attendibili.

I sommi sacerdoti corrompono i soldati romani

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Questo infatti è un argomento che viene sempre affrontato nel Vangelo di Matteo poco dopo, cioè quando Gesù si mostra alle donne che avevano seguito le indicazioni dell’Angelo e si erano incamminate verso la Galilea.

Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: «Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia». Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Matteo 28,9-20)

La visione di Gesù rientra nell’ambito del trascendentale ma quel che è più importante è la reazione dei sommi sacerdoti non appena ricevettero la notizia dai soldati di guardia al sepolcro.
I sommi sacerdoti dunque, a quanto pare, misero in giro la prima “fake news” della storia, in quanto pagarono i soldati per diffondere una notizia distorta.
Questo chiaramente non è analizzabile criticamente in quanto siamo già nell’ambito trascendentale e non più storico, ma ci fa intuire come anche a distanza di molti anni i racconti circa la morte e resurrezione di Gesù fossero ben noti, con una storia però diversa, manipolata dai sommi sacerdoti, alle genti.

Gesù realmente esistito?

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Questo fa supporre dunque che Gesù sia effettivamente esistito e sia morto in croce e a un certo punto è scomparso effettivamente dal sepolcro. Questo si può affermare con sicurezza poichè altrimenti Matteo non avrebbe avuto motivo di specificare che “questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.” se non fosse appunto un evento storico ben noto all’epoca di Matteo.

In definitiva la morte e passione di Gesù rappresenta un evento storico di rilevanza assoluta, le fonti tuttavia sono molto fragili e gli stessi vangeli sono assolutamente deboli e non in grado di costituire una verità storica.
Tuttavia possono essere utili per una preliminare ricostruzione dei fatti che ruotano attorno alla figura di Gesù.

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho venticinque anni e sono uno studente universitario. Frequento il corso di laurea in Scienze Storiche dell’età moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma a 22 anni nel 2019 Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di videogiochi, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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