Durante l’imperversare della prima guerra del Golfo Papa Giovanni Paolo II compì degli atti di fede che passarono alla storia come uno dei più importanti tentativi di mediazione internazionale per arrivare alla Pace.

Tra le azioni più significative possiamo ricordare il Discorso al Corpo Diplomatico (12 gennaio 1991), la Lettera a Saddam Hussein (15 gennaio 1991) e la Lettera a George Bush (15 gennaio 1991).

Lettera a Saddam Hussein

Vaticano: muore in Francia Etchegaray, diplomatico di Wojtyla - SWI  swissinfo.ch

In questa serie di articoli che saranno protagonisti della sezione “angolo dello storico” di History Facts andremo ad analizzare le fonti appena descritte cercando di interpretarle e inserirle nel contesto storico.

La Guerra del Golfo scoppiò il 2 agosto 1990 e terminò il 28 febbraio 1991 con la vittoria della Coalizione internazionale ONU a guida USA e con il ritiro delle truppe irachene di Saddam Hussein dal Kuwait.

A Sua Eccellenza Saddam Hussein,
Presidente dell’Iraq

Sono profondamente preoccupato per le tragiche conseguenze che la situazione nella regione del Golfo potrebbe portare, e sento il pressante dovere di rivolgermi a lei per ripetere quanto, interpretando i sentimenti di milioni di persone, ho già avuto occasione di dire nei giorni e nei mesi scorsi.

Giovanni Paolo II è molto preoccupato per la situazione che si è andata a sviluppare nel Golfo Persico e decide quindi di agire anche per tutelare la nunziatura apostolica del vescovo Marian Oles presente a Baghdad, in procinto di essere bombardata dall’ONU, ma soprattutto per evitare che tra la Coalizione e l’Iraq potesse scoppiare un conflitto armato.
Cosa che avvenne appena due giorni dopo e cioè il 17 gennaio 1991 con l’avvio dell’operazione “Desert Storm” da parte della Coalizione ONU a guida americana.

Il Papa contro il ricorso alle armi

30 anni fa la prima guerra del Golfo - Vatican News

Nessun problema internazionale può essere adeguatamente e degnamente risolto col ricorso alle armi, e l’esperienza insegna a tutta l’umanità che la guerra. oltre a causare molte vittime, crea situazioni di grave ingiustizia che, a loro volta, costituiscono una forte tentazione di ulteriore ricorso alla violenza.

Tutti noi possiamo immaginare le tragiche conseguenze che un conflitto armato nella regione del Golfo avrebbe per migliaia di suoi concittadini, per il suo paese e per tutta l’area, se non per il mondo intero.

Il Papa appare preoccupato per il “ricorso alle armi” e tenta di convincere Saddam Hussein ad agire con cautela e senza avere la tentazione di un ulteriore ricorso alla violenza che avrebbe potuto causare grandi sofferenze per la regione del Golfo Persico e per migliaia di cittadini iracheni che avrebbero potuto vivere sulla loro pelle l’orribile esperienza della guerra.
Giovanni Paolo II ha paura inoltre che questo conflitto possa non solo riguardare l’intera area del Golfo ma anche il mondo intero e quindi è lecito pensare che possa aver agito anche con l’intenzione di scongiurare un conflitto su larga scala.

Un dialogo necessario prima della catastrofe

Spero sinceramente e imploro sentitamente Dio Misericordioso affinché tutte le parti interessate sappiano ancora trovare, in un franco e fruttuoso dialogo, il cammino per evitare una tale catastrofe. Questo cammino può essere percorso soltanto se ciascuno si sente spinto da un autentico desiderio di pace e giustizia.

Confido che anche lei, signor Presidente, vorrà prendere le decisioni più opportune e compiere gesti coraggiosi che possano essere l’inizio di un vero percorso di pace. Come ho detto pubblicamente domenica scorsa, una dimostrazione di disponibilità da parte sua non mancherà di farle onore dinanzi al suo amato paese, alla regione e a tutto il mondo. In queste drammatiche ore prego affinché Dio la illumini e le conceda la forza di fare un gesto generoso che eviti la guerra: sarebbe un grande passo dinanzi alla storia, perché segnerebbe una vittoria della giustizia internazionale e il trionfo di quella pace a cui aspirano tutti gli uomini di buona volontà.

Dal Vaticano, 15 gennaio 1991.

IOANNES PAULUS PP. II

Giovanni Paolo II sembra parlare a cuore aperto, implorando Dio, gli USA (implicitamente) e il dittatore iracheno affinchè possano trovare dialogo ai fini di evitare la catastrofe.
Il Papa sa bene che di li a poco l’ultimatum della coalizione sarebbe scaduto e sembra provare a convincere Saddam Hussein ad agire in maniera virtuosa per offrire una apertura nei confronti delle Nazioni Unite con l’intento di intavolare una trattative di Pace.
L’appello appare forte e risoluto ed esalta tutte le qualità diplomatiche di Giovanni Paolo II.
Il Papa probabilmente sa che questo suo appello potrebbe cadere nel vuoto o non portare ad alcun risultato ma vuole comunque tentare di stimolare il dittatore a compiere un passo indietro con l’obiettivo di raggiungere una giustizia internazionale e veder trionfare la pace.

Di Leonardo Vilona

Mi chiamo Leonardo Vilona, ho 26 anni e sono un docente di scuola secondaria. Sono laureato triennale in Storia, Antropologia e Religioni. Titolo di laurea conseguito all’Università La Sapienza di Roma nel 2019. Sono laureato magistrale in Scienze Storiche. Medioevo, età moderna, età contemporanea. Titolo di laurea conseguito all'Università La Sapienza di Roma nel 2021 con votazioni di 110/110. Sono un appassionato di storia, attualità, letteratura, politica, sport e di esport, nel tempo libero inoltre mi dedico al gioco degli scacchi e al tennistavolo. Se volete mandarmi un messaggio privato inviate una mail a: leonardo.vilona@gmail.com

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