Non me ne vogliano i fan o parenti di Oriana Fallaci ma il titolo del suo toccante romanzo epistolare, riadattato per l’occasione, è ciò che si avvicina di più a quanto sto per andare a raccontare.
Sapevo in cuor mio che un giorno il competitivo di Heroes of the Storm ci avrebbe abbandonati, avrebbe tirato i remi in barca e si sarebbe lasciato trasportare verso il largo dalle correnti dopo aver combattuto con tutte le proprie forze per anni nel tentativo di raggiungere la riva.

Ricordi di un titolo fuori dal tempo

Tutti ricordiamo il momento esatto nel quale Blizzard decise di sbarcare nell’universo MOBA con il proprio cavallo di battaglia, Heroes of the Storm, concepito come un titolo diverso da tutti gli altri presenti sul mercato, più dinamico, meccaniche più semplici, più frenetico e soprattutto più veloce.
Heroes of the Storm è stato concepito tuttavia in un momento storico molto particolare, un momento di profonda transizione dal genere MOBA a quello dei giochi di carte fino ad arrivare ai Battle Royale.
Inoltre la concorrenza spietata di League of Legends, Dota 2 e Smite ha contribuito a rendere il percorso di inserimento nel mondo videoludico, ancor prima di quello esportivo, estremamente complicato per il titolo della casa californiana.
Ecco allora che Heroes of the Storm ha mancato di appartenenza ad una realtà storica che si stava evolvendo verso il futuro, cercando di affrontare quelle correnti descritte all’inizio non con un remo, bensì con un cucchiaio.
Un esempio simile, seppur terribilmente diverso, è quello di SC:R anch’esso un “oggetto fuori dal tempo” inserito in un mondo che non avrebbe avuto bisogno di lui per continuare il proprio sviluppo irreversibile.
Heroes of the Storm ha dunque perso la propria battaglia nell’universo videoludico free to play, sconfitto dagli eventi, dall’evoluzione dei generi videoludici e dalla concorrenza spietata.

Storia di un fallimento programmato

La fine del competitivo di Heroes of the Storm con la chiusura del circuito professionistico delle HGC che non tornerà nel 2019 ha sancito il fallimento di Blizzard nel mondo dei MOBA.
Paradossalmente Heroes of the Storm ha chiuso i battenti prima dell’agonizzante Smite che invece è restato clamorosamente in vita in barba a tutti i possibili pronostici, prima di StarCraft II, considerato da molti in procinto di abbandonare il mondo videoludico in più di una occasione eppure sempre perennemente presente e straordinariamente performante sotto molti aspetti.
Blizzard ha fallito per quanto riguarda Heroes of the Storm a partire dalla promozione del titolo, agli investimenti, alla mancata attenzione per la community, a gravi problemi di matchmaking e al fatto che il gioco, in fin dei conti, non ha davvero catturato l’attenzione del grande pubblico che fin dal primo momento lo ha etichettato come un MOBA di serie B.
Onde evitare ulteriori perdite Blizzard ha quindi deciso di chiudere i battenti del circuito professionistico, ricollocando per giunta i migliori sviluppatori ad altri progetti “segreti” e lasciando il gioco sostanzialmente al suo destino annunciando una riduzione dei tempi di aggiornamento e praticamente annunciandone prematuramente la scomparsa.

Una triste prova di coraggio

Ebbene, Heroes of the Storm in realtà ci ha provato a diventare adulto, ha provato a trasformare quel cucchiaio utilizzato come remo in qualcosa di più strutturato per poter affrontare le correnti tempestose.
Il primo anno, ad esempio, Heroes of the Storm ha visto una partecipazione importante anche sotto il profilo dei numeri nelle competizioni internazionali.
Tutto questo è stato testimoniato dal fatto che numerose società sportive asiatiche e coreane avevano deciso di investire pesantemente sul titolo creando un circuito di altissimo livello.
Eppure nel giro di pochissimi anni la scena coreana ha visto un letterale crollo degli investimenti che ha travolto anche tutti i giocatori professionisti che si sono trovati ad affrontare una crisi del gioco molto pericolosa con la conseguente chiusura delle maggiori formazioni asiatiche presenti sul panorama mondiale.
Questo ha comportato una rapida ascesa di quei movimenti considerati minori come Europa e America che hanno cercato di ridurre sensibilmente il gap riuscendoci in più di una occasione.
Tuttavia alla luce dei fatti potremmo definire questo risultato come una sorta di vittoria di Pirro, una vittoria che lascia l’amaro in bocca per tutte quelle squadre europee, americane ed asiatiche che stavano cercando di costruire con fatica negli ultimi anni un panorama competitivo di tutto rispetto.
Blizzard ha pertanto ritenuto giusto alla luce dei risultati maturati nel 2018 di concludere la propria esperienza competitiva su Heroes of the Storm, ma sembrerebbe aver sbagliato le modalità di comunicazione ancora una volta.
Addirittura, sembrerebbe che alcuni proprietari non fossero stati avvisati dalla casa produttrice di questa scelta, improvvisa e repentina, costringendoli a correre ai ripari nel tentativo di risolvere quei contratti che ancora, evidentemente, erano validi anche per l’annualità 2019.

Sentimenti di un reporter

Mi sono chiesto, prima di accendere il computer per scrivere questo pezzo quale fosse stato il mio primo sentimento maturato davanti alla lettura della comunicazione ufficiale da parte di Blizzard di rinunciare alle HGC per la prossima annualità.

Mi sono risposto che è impossibile condividere una tale tristezza.

Giocatore, reporter, appassionato, ho amato Heroes of the Storm come pochi altri giochi, ho vissuto Heroes of the Storm e la sua community italiana dal primo minuto seppur da spettatore, mai da protagonista, ho avuto l’onore di intervista per TGM esports la nazionale italiana prima della partita decisiva contro la Germania nei Nexus Games, ho avuto la possibilità di conoscere tante persone speciali.
La conclusione di un percorso esportivo non è mai facile da ammettere, pensate da raccontare, una sorta di requiem, il mio, nei confronti di un titolo a cui ho dato tanto e da cui ho ricevuto tanto.
Quello che mi dispiacerà maggiormente è il fatto di non poter più seguire un evento competitivo ufficiale ma spero con tutto il mio cuore che la community sappia reagire puntando sulle organizzazioni locali come per la Serie A o B HotS, come per le HCS Italy e tante altre bellissime iniziative che nel corso degli anni hanno arricchito il panorama italiano di Heroes of the Storm grazie al lavoro di molte persone (non me ne vogliate, cercherò di taggarvi tutti).

Aprirsi alla chiusura

Ecco, la scelta di chiudere il panorama competitivo di Heroes of the Storm dovrebbe cercare di portare all’apertura di nuove possibilità nel prossimo futuro, mi rendo conto però che con il passare del tempo sarà sempre più difficile trovare motivazioni, sponsor per poter contribuire ad una realtà che sostanzialmente non esiste a livello centrale ma verrebbe tenuta in vita da iniziative locali.
Il problema vero, in tutti questi anni, risiede nel fatto che Blizzard non ha permesso la nascita di tornei collaterali, di manifestazioni indipendenti come ad esempio il Dreamhack o l’Intel Extreme Masters che avrebbero potuto dare effettivamente un senso ad un futuro comunque incerto.
Il trapasso verso un esport lontano non deve avvenire attraverso un funerale, non è quello che voglio regalare ad Heroes of the Storm come ultimo atto d’amore verso la fine del competitivo mondiale.
Piuttosto sarebbe giusto ricordare “l’esport” di Heroes per i tanti bei momenti di aggregazione, apprendimento, divertimento trascorsi insieme e per tutto quello che ha regalato ad ognuno di noi che in un modo o nell’altro lo hanno vissuto.
Troppo forte la forza della corrente, troppo violenta la tempesta, arrivederci quindi al competitivo di Heroes of the Storm, resterà per sempre un ricordo forte e vivido nel cuore di tutti quelli che lo hanno saputo apprezzare.
6 pensiero su “Lettera a un Heroes mai nato”

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