Lo scopo di questo “pezzo” è quello di creare un dibattito riguardo la figura del reporter e la situazione attuale in Italia per quanto ne concerne il mondo dell’informazione videoludica esportiva.

Come si diventa un “eSports reporter”

Non è facile capire il significato di “eSports reporter” perchè tecnicamente questa figura dovrebbe essere rappresentata in modo unico mentre in Italia la figura del reporter è varia e distinta.
C’è chi ad esempio si occupa di tradurre le notizie che si trovano in rete, c’è chi è chiamato allo “scouting” delle notizie, c’è chi scrive pezzi propri ma liberamente da casa e infine ci sono altri che invece vanno direttamente sul campo e scrivono degli articoli unici capaci ovviamente di trasmettere delle sensazioni e delle emozioni che nessun altro può garantire.
Come si diventa un eSports reporter in Italia? Secondo me, innanzitutto bisogna sapere di che cosa si vuole parlare, conoscere perfettamente l’argomento, in seconda battuta è necessario saper scrivere.
Molti reporter non sanno scrivere o quantomeno hanno bisogno di un supporto da parte del caporedattore importante per la correzione delle bozze.
Sicuramente questo è uno degli aspetti più decisivi non solamente per quanto riguarda il mondo esportivo ma per qualsiasi ambito professionale legato al mondo dell’editoria e della scrittura.
Queste persone, tuttavia, non significa che non possano diventare un giorno degli ottimi giornalisti o reporter ma dovrebbero innanzitutto lavorare su se stessi e, ma ne parlerò meglio più avanti, dovrebbero essere gli stessi editori a creare un piano di formazione adeguato per i propri redattori cosa che, almeno per il momento, in Italia è inesistente, o quasi, per quanto riguarda strettamente il mondo degli eSports.
Diventare eSports reporter NON significa diventare giornalisti, significa piuttosto iniziare un percorso per diventarlo anche se molto spesso i siti che trattano di notizie non sono testata giornalistica registrata e quindi non è possibile far valere il proprio lavoro per l’ottenimento di un eventuale tesserino.
Tuttavia, appare chiaro, che un eSports reporter pur non avendo il tesserino da giornalista può tranquillamente svolgere le stesse funzioni, o quasi, di un professionista pur non potendo usufruire degli stessi vantaggi e delle stesse condizioni economiche e giuridiche.
Al momento in Italia ci sono pochi eSports reporter che scrivono con continuità e qualità questo è un problema che vorrei affrontare più avanti in relazione ad alcune idee che ho in mente e che vorrei condividere con voi.
Trovo poi molto complicata la situazione delle donne spesso e volentieri costrette a far fronte al muro eretto dai colleghi uomini che rende sicuramente tutto molto più difficile per la ragazza che si approccia al mondo degli sport elettronici dal punto di vista editoriale.

Contratti o collaborazioni?

Su questo aspetto, molto importante, l’Italia è ancora molto indietro e dal punto di vista editoriale molto spesso si tende a stringere semplici collaborazioni basate sull’intesa verbale tra editore e reporter una cosa che tecnicamente potrebbe anche essere accettabile ma che è inevitabilmente un problema di non poco conto in diverse situazioni, ad esempio, nell’entrata alle fiere di settore.
Il contratto poi se strutturato con criterio dovrebbe permettere ai reporter tutta una serie di vantaggi che devono essere presi in grande considerazione:
  • Tutela legale
  • Pagamenti
  • Percorsi di formazione
Partiamo dalla tutela legale, fondamentale se si vuole fare il mestiere del giornalista o reporter d’inchiesta che non si limita a riportare il guscio esterno delle notizie ma cerca di andare a fondo alla ricerca di una eventuale verità.
Al momento, in Italia che io sappia non esiste nulla di simile ed anzi il reporter è costretto molto spesso ad evitare certi “campi minati” che potrebbero portare ad eventuali responsabilità penali e civili, tutte da dimostrare, ma che inevitabilmente comporterebbero un danno economico ENORME per chi scrive in quanto il gioco non vale la candela.
Il secondo punto è quello dei pagamenti, in Italia esistono tre tipologie di editori al momento,  chi non paga i propri redattori, chi paga attraverso viaggi o entrate nelle fiere i propri redattori e chi paga “cash” i redattori e magari spesa loro anche viaggi e trasferte.
Sicuramente sotto questo punto di vista il contratto sarebbe necessario per avere informazioni certe sul pagamento, sulle modalità di pagamento, sul compenso per gli articoli prodotti e sulle tempistiche di pagamento.
Quest’ultime in particolare sono, spesso e volentieri, un vero e proprio tallone d’Achille sia per quanto riguarda il reporter che il giornalista, possono anche volerci molti mesi prima di ottenere un rimborso per un viaggio o per una trasferta oppure per un bonifico e questo è inevitabilmente un problema molto serio che scoraggia chi vuole scrivere e chi si impegna, ma che per vedere qualche soldo deve aspettare veramente troppo tempo.
L’ultimo punto di un eventuale contratto dovrebbe riguardare i corsi di formazione, le redazioni esports mancano di supporti per il miglioramento e l’aggiornamento professionale (con le dovute eccezioni, per carità!) dei propri redattori che molto spesso si trovano a vivere una realtà completamente nuova e per trovare un ambientamento magari passano anni quando invece, attraverso percorsi di formazione, in pochi mesi si potrebbero risolvere molti dei problemi qualitativi ma anche organizzativi che oggi rappresentano il punto più delicato dei nostri giornali spesso accusati di scrivere in modo approssimativo e non mi riferisco ovviamente solo all’esports.

Comunicati stampa e conferenze stampa

Per il momento, in Italia, per il reporter o il giornalista è complicatissimo trovare informazioni, reperire le notizie vere e proprie, in quanto manca una rete di comunicati stampa davvero efficace e, soprattutto, delle conferenze stampa che al momento le squadre, spesso e volentieri, fanno a meno di organizzare preferendo magari un semplice comunicato sul proprio sito o sulla propria pagina Facebook.
Molto spesso le notizie arrivano prima dai giocatori che dalle squadre e spesso e volentieri andare a contattare direttamente un giocatore per chiedere delle informazioni rappresenta un rischio professionale in quanto le squadre possono chiudere qualsiasi tipo di rapporto con la tua persona o con il tuo giornale.
Una cosa che ritengo molto grave ma che in una situazione difficile da un punto di vista della condivisione delle informazioni è tuttavia comprensibile anche se bisogna sempre prendere tutto con le dovute cautele, alcune reazioni (viste con i miei occhi) sono realmente esagerate ed incomprensibili.
Senza informazioni ufficiali c’è il rischio che chi scrive prenda effettivamente un granchio, che potrebbe compromettere un’operazione di mercato, un passaggio tra una proprietà e l’altra, insomma qualcosa di veramente importante ma che può accadere in quanto le informazioni a nostra disposizione sono spesso poche e frammentarie.
Spesso e volentieri alcuni reporter sono stati accusati di scrivere articoli troppo “feroci” che “se venissero letti da uno sponsor, quest’ultimo scapperebbe a gambe levate”, una considerazione che oggettivamente non ha senso di esistere se analizzata fuori contesto ma che invece può avere un senso se considerata all’interno del mondo degli eSports italiano ancora troppo piccolo e fragile per poter reggere un’eventuale pressione “feroce” da parte della stampa specializzata.

La condivisione e il rapporto con il pubblico

In Italia la condivisione delle notizie avviene esclusivamente su pochi canali e piattaforme, in particolare oltre alla capacità di “letture del sito”, gli articoli vengono condivisi su Facebook attraverso le pagine ufficiali dei redattori o del giornale, su twitter alle stesse modalità e raramente su Instagram attraverso i canali personali degli stessi redattori, tuttavia sprovvisti della possibilità di “swipe up” che rende oggettivamente inefficace questo tipo di comunicazione.
Poi ci sono i gruppi Facebook, altra tipologia di canale importantissima e che permette di far circolare la notizia in ambienti esclusivi per videogiocatori.
Tuttavia i gruppi Facebook non sono una democrazia e, spesso e volentieri, chi li gestisce non ha la benchè minima voglia di permettere a terzi di pubblicizzarsi sul proprio gruppo senza avere nulla in cambio (con eccezioni, per carità!).
Questo è un aspetto molto interessante e che vale la pena di approfondire un momento, perchè, secondo me l’atteggiamento di chi gestisce un gruppo Facebook è legittimo perchè mira, spesso e volentieri, a salvaguardare l’integrità del gruppo, tuttavia molto spesso alcuni effettuano vere e proprie “censure” che possono arrivare anche al “ban” dal gruppo del giornalista (non amico), una cosa che ritengo invece poco corretta in un mondo considerato civile.
Per quanto riguarda il rapporto con il pubblico il reporter può far leva sulla propria popolarità sul gioco (o giochi) in cui si è specializzato cercando di avere un contatto diretto con i propri lettori attraverso la presenza in fiere tematiche ed i propri canali social che, tecnicamente, sarebbe meglio dividere (almeno secondo il mio punto di vista) da quelli personali per tutta una serie di ragioni.

Un consiglio per chi inizia

Vorrei terminare questa mia prima nota sulla pagina per dare un consiglio ai giovani ragazzi che vogliono intraprendere questo percorso.
Sicuramente è difficile emergere, difficilissimo, perchè i lettori sono vari, leggono sempre meno e difficilmente, almeno all’inizio, andranno a leggere il tuo pezzo.
Questo però non deve assolutamente scoraggiare chi, questo sogno, lo tiene nel cassetto perchè dovete immaginare che il mondo dell’informazione è una palestra continua e sfruttare i primi anni per perfezionare il proprio modo di scrivere, capire come funziona la vita di redazione, migliorare la tabella degli impegni, saper affrontare correttamente una telecamera, saper raccontare con la giusta sintesi gli eventi, rappresenta un passaggio fondamentale per il redattore.
Anche io stesso dopo quasi sei anni di “informazione”, circa 1000 articoli e quasi undici anni di eSports faccio ancora tanta “palestra” quotidiana e cerco sempre di migliorarmi e lo stesso dovrebbe fare chi si approccia a questa realtà e che intende fare questo “lavoro”.
Ultima considerazione riguarda la passione che un reporter dovrebbe nutrire per questa attività, senza l’amore per questo mondo è veramente complicato riuscire a trovare un senso al proprio percorso.
Vorrei sapere una vostra opinione su quanto scritto, schietta e brutale se necessaria, ma che ci permetta di discutere su questo tema apertamente.

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