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Anno: 22 febbraio 1848 (inizio) – agosto 1849 (fine)

Partecipanti: Rivoluzionari italiani, lega doganale, impero Austro-ungarico.

Dove: Italia.

Località: Lombardia, Firenze, Roma, Regno di Napoli, Granducato di Toscana, Veneto, Custoza, Curtatone, Montanara, Goito e Peschiera.

Perchè: Si volevano destituire i monarchi assoluti e si voleva creare uno stato più democratico.

Obiettivi: Ottenere l’indipendenza nazionale, ottenere una nuova costituzione, ottenere uno Stato più democratico.

Risultati: La prima guerra d’indipendenza fu un fallimento per gli Stati italiani che tornarono nuovamente sotto il protettorato austriaco, tuttavia i rapporti si deteriorarono ulteriormente e la politica austriaca si fece più rigida.

Nomi da ricordare:  

  • Carlo Alberto (Re di Sardegna);
  • Pio IX (Papa);
  • Ferdinando II di Borbone (Re delle due sicilie);
  • Guglielmo Pepe (generale esercito del regno delle due sicilie);
  • Ferdinando II (Granduca di Toscana;
  • Giuseppe Garibaldi (rivoluzionario);
  • Radetzky (Generale truppe austriache in Italia);

Date da Ricordare:

  • 23 marzo 1848: Dichiarazione di guerra del regno di Sardegna all’Austria.
  • 24 marzo 1848: Le truppe pontificie si uniscono a quelle regie.
  • 29 aprile 1848: Pio IX ordina il ritiro delle truppe dalla guerra per paura di uno scisma religioso.
  • 15 maggio 1848: Il Granduca di Toscana Ferdinando II decide di ritirarsi dal conflitto.
  • 9 agosto: 1849: armistizio delle truppe sarde nei confronti degli austriaci.

Descrizione

Carlo Alberto aveva intenzione di espandersi verso la Lombardia già da molto tempo, tuttavia non aveva mai trovato l’occasione per potersi impadronire di questo lembo di terra appartenente agli austriaci.

Le rivolte del 1848 permise a Carlo Alberto di trovare il Casus belli per l’intervento contro l’Austria che si concretizzò il 23 marzo 1848, inizia la prima guerra d’indipendenza.

A questo punto la diplomazia sabauda iniziò a lavorare febbrilmente alla ricerca di consenso e alleati per far fronte alle truppe di Radetzky che si stavano organizzando al confine.

A Firenze le prime notizie delle rivoluzioni di Vienna e Milano suscitarono manifestazioni e pressioni, tanto che il granduca dichiarò apertamente gli arruolamenti di volontari.

Anche a Roma il 23 marzo, sotto il comando del generale Durando, furono aperti gli arruolamenti di volontari. Le truppe regolari pontificie partirono il 24 marzo alla volta del confine settentrionale dello stato pontificio con lo scopo di preservarlo.

Il Papa Pio IX mantenne un atteggiamento ambiguo: esprimeva simpatia per l’iniziativa piemontese ma aveva altresì paura della reazione austriaca.

Altri alleati del regno di Sabaudo furono i militanti del regno borbonico, Ferdinando II di Borbone, manteneva una posizione a dir poco ambigua, mentre concedeva la costituzione al regno di Napoli egli decise di inviare un corpo di spedizione comandato dal generale Guglielmo Pepe a sostegno del Veneto.

L’alleanza indipendentista italiana sembrava poter inizialmente piegare la resistenza austriaca ma già il 29 aprile 1848 il papa Pio IX, minacciato da uno scisma religioso dell’Austria, ordinò alle truppe pontificie di rientrare, subito imitato dal granduca di Toscana.

Il 15 maggio anche ferdinando II decise di ritirare le truppe dalla guerra e sciolse il parlamento.

A combattere valorosamente a fianco delle truppe sabaude rimasero molti volontari tra cui Durando e Pepe, che si erano rifiutati di retrocedere e Giuseppe Garibaldi.

Carlo Alberto si ritrovò quindi a combattere una guerra pressocchè solitaria ed attuò una strategia estremamente passiva che si rivelò decisiva per le sorti della guerra.

L’esercito piemontese giunse in Lombardia solo il 26 marzo, quando gran parte della regione si era ormai liberata con le proprie forze. Carlo Alberto pose subito il problema della fusione della Lombardia con il Piemonte, tuttavia si decise di rimandare il tutto a guerra finita.

All’inizio della guerra gli alleati indipendentisti ottennero qualche promettente successo a Goito e a Peschiera, mentre gli studenti toscani erano riusciti a rallentare l’arrivo dei rinforzi austriaci nelle battaglie di Curtatone e Montanara.

Tuttavia con l’uscita di scena degli alleati principali per Radetzky fu facile sferrare una controffensiva vittoriosa a Custoza alla fine di Luglio. Mazzini e Cattaneo avevano proposto di organizzare una difesa di Milano chiedendo aiuto alla Francia, ma Carlo Alberto, vistosi ormai sconfitto decise di abbandonare Milano e firmò l’armistizio il 9 agosto 1848 con l’Austria.

La prima guerra d’indipendenza era praticamente fallita, i tempi non erano ancora maturi per ottenere lo scopo che gli indipendentisti si erano prefissi.

Questo è un altro istante con la storia, grazie ci vediamo domani.

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