Giuseppe Ungaretti

La vita

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Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto il 10 febbraio 1888 da emigrati italiani provenienti dalla provincia di Lucca.

Nel 1912 fece il suo primo viaggio in Italia, dove conobbe gli intellettuali che lavoravano alla rivista, in particolare Pietro Jahier e Giuseppe Prezzolini.

Stabilitosi a Parigi, seguì i corsi universitari al College de France e alla Sorbona, frequentando, con grande interesse e partecipazione, le lezioni del filosofo Henri Bergson. In quel periodo approfondì lo studio della poesia simbolista e decadente e conobbe alcuni dei più significati rappresentanti delle avanguardie europee, sia artistiche che letterarie.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Ungaretti si trasferì a Milano. Fu un deciso interventista, in linea con un clima politico e intellettuale diffuso, che vedeva nella guerra un mezzo per affermare ideali patriottici e nazionalistici. Per Ungaretti, la guerra poteva rappresentare un’occasione per rafforzare il legame con l’Italia, per avvicinarsi alla patria dalla quale era stato lontano per anni, conquistando la propria identità nazionale attraverso la partecipazione e la condivisione di un ideale comune. Per queste ragioni decise di arruolarsi volontario come soldato semplice, e fu inviato a combattere prima sull’altopiano del Carso e poi, nel 1918, sul fronte francese.

Tuttavia l’esperienza del fronte e il quotidiano confronto con la morte rivelarono al poeta la crudeltà implacabile della guerra e lo portarono a prendere coscienza della sua assurdità.

Finiti la guerra, si stabilì a Parigi e cominciò a lavorare come corrispondente per il “Popolo d’Italia”, il giornale fondato da Benito Mussolini, che dalle sue pagine prima della guerra aveva guidato il movimento interventista cui lo stesso Ungaretti aveva aderito.

Nel 1921 Ungaretti tornò in Italia con la moglie, Jeanne Dupoix, che aveva spostato l’anno precedente; si aprì per lui un periodo molto importante, segnato dai primi riconoscimenti ufficiali, dalla nascita dei figli Anna Maria e Antonietto e dalla crisi religiosa che lo accostò alla fede cristiana, che modificò profondamente il suo modo di rapportarsi alla vita e alla poesia. Dopo tragiche esperienze di guerra, si trattava per Ungaretti, di ricercare, nella vita privata, un rinnovato rapporto tra uomo e Dio, e di trovare, nella cultura, come afferma il poeta stesso, un ordine nel mestiere della poesia. Come vedremo, da queste riflessioni nasceranno le liriche di Sentimento del tempo. Dal 1931 al 1935 fu inviato speciale della “Gazzetta del Popolo” e tenne conferenze sulla letteratura italiana contemporanea in molti paesi europei.

Nel 1936 Ungaretti si trasferì in Brasile, dove rimase fino al 1942 per occupare una cattedra di lingua e letteratura italiana all’Università di San Paolo. Rientrato in Italia, ottenne nel 1943 la cattedra di letteratura italiana all’Università di Roma. Nel 1969 venne pubblicata presso l’editore Mondadori la raccolta completa delle sue liriche, Vita d’un uomo. Morì a Milano nel 1970.

 

Le opere

Le liriche dell’Allegria sono riconducibili alla prima fase della produzione poetica di Ungaretti, sono caratterizzate da un marcato sperimentalismo sul piano formale e da una forte componente autobiografica.

Sentimento del tempo è la raccolta che coincide con la seconda fase della produzione poetica di Ungaretti. I contenuti risentono del recupero di una dimensione religiosa, che porta a frequenti riflessioni su temi elevati e profondi, come il tempo e la morte. La forma, invece, è caratterizzata dal recupero di moduli espressivi tradizionali.

Il dolore segna il passaggio alla terza fase della poesia di Ungaretti, in cui emerge la sensazione del vuoto del poeta di fronte al doloro per la perdita dei suoi cari (il fratello e il figlioletto) e la sofferenza per le atrocità della guerra.

Un discorso a parte merita La terra promessa. Si trattava del progetto di un melodramma ispirato alla vicenda virgiliana del viaggio di Enea verso le coste del Lazio alla ricerca di una “terra promessa” e del suo incontro con Didone, la regina cartaginese che l’eroe troiano dovrà abbandonare per volere degli dei. Esperimento di epica moderna, l’opera voleva essere, nelle intenzioni del poeta, una meditazione sul destino dell’umanità intera, nutrita dei valori della classicità, nel tentativo di offrire un bilancio della propria esperienza poetica ed esistenziale, che si avviava ormai al tramonto.

Nel 1969 Ungaretti pubblicò Vita d’un uomo, una sorta di autobiografia poetica ideale, sul modello del Canzoniere di Petrarca. L’idea di un libro che raccoglie la propria vita interiore, fu motivata dall’esigenza di fra coincidere vita e letteratura, con l’intento di fornire al lettore un’immagine unitaria dell’Ungaretti uomo e poeta.

Parallelamente all’attività poetica, Ungaretti intraprese quella di traduttore.

Nel 1936 pubblicò il volume Traduzioni una raccolta di testi di vari autori stranieri, tra cui Gongora e Blake.

Il pensiero e la poetica

La prima fase: lo sperimentalismo

La prima fase della produzione poetica di Ungaretti è caratterizzata da un forte sperimentalismo, riconducibile soprattutto all’influsso della poesia simbolista francese, apprezzata dal poeta durante gli anni parigini. Le prime poesie confluite nell’Allegria hanno una decisa impronta autobiografica. Segno evidente di questa impostazione autobiografica è l’indicazione, da parte dell’autore, del luogo e della data di composizione, che accompagna i testi di quegli anni. Ungaretti si concentra su quanto c’è di universale nelle proprie esperienze e che vale per tutti gli uomini: è proprio in questa aspirazione a innalzare la dimensione privata a simbolo di una condizione universale, che si riconosce la lezione dei simbolisti.

Sempre sulla scia dei simbolisti francesi, il poeta, per indagare la realtà nei suoi aspetti più profondi, si serve dell’analogia, che gli permette di superare i legami logici in favore di associazioni basate sull’intuizione immediata, e di ardite metafore. Questa concezione risente anche della proposta di rinnovamento del linguaggio poetico promossa dai futuristi, che avevano teorizzato la tecnica delle “parole in libertà”, di cui Ungaretti, tuttativa, rifiutava il carattere casuale e meccanico. La parola, per lui, si carica di significati profondi e diventa un mezzo per cogliere l’essenza delle cose, per recuperare una purezza originaria in grado di riscattare dalle atrocità del presente mediante un sofferto scavo interiore che porta a improvvise e folgoranti “illuminazioni”.

Gli orrori del fronte, che il poeta visse in prima persona, influiscono pesantemente sulla scelta e sulla creazione di un linguaggio poetico che lui volle scarno ed essenziale.

Le liriche di questa prima fase presentano le seguenti innovazioni stilistiche:

  • L’adozione di un linguaggio scarno ed essenziale;
  • L’abolizione della rima e del verso tradizionale;
  • La frantumazione della sintassi e l’abbandono della punteggiatura a favore del semplice accostamento di parole;
  • La riduzione del verso anche a una singola parola, considerata come improvvisa illuminazione e dotata di capacità di evocare immagini e concetti;
  • L’uso frequente di spazi bianchi, pause, silenzi;
  • La “verticalizzazione” della lirica, data dalla prevalenza di versi molto brevi che creano un andamento verticale con effetto di essenzialità;

Le motivazioni che hanno indotto Ungaretti a operare scelte stilistiche audaci e innovative sono da ricollegare anche al rapporto del poeta con i movimenti letterari del suo tempo.

 

La seconda fase: il recupero della tradizione

I contenuti della raccolta Sentimento del tempo, sono condizionati dalla scoperta del poeta di un rinnovato sentimento religioso e da un’attenzione al tema del tempo interiore che scandisce la vita umana, mutuato dalle teorie di Bergson. Le novità della raccolta, a livello formale, consistono nella scelta di una sintassi strutturata, nel recupero della punteggiatura e delle forme metriche tradizionali, in particolare dell’endecasillabo.

L’operazione di recupero formale è dovuta anche all’influsso dei classici italiani, presi dal poeta come modello in un momento in cui sente l’esigenza di ricostruirsi un’identità attraverso la riscoperta delle proprie radici.

Superata la fase in cui la poesia si fondava sull’”illuminazione” e sulla descrizione dell’attimo, Ungaretti assume come tema centrale della nuova raccolta, la percezione del tempo: il “sentimento del tempo”, dunque, è da intendersi sia come legame con il passato, sia come dimensione fugace e provvisoria della vita, che diventa quindi occasione per meditare sulla morte.

Ungaretti utilizza un linguaggio più ricercato, ricco di aggettivi, di immagini originali e preziose; predominano associazioni analogiche e metafore piuttosto impegnative e audaci.

Per reagire al senso di decadenza e di precarietà, al “sentimento del vuoto”, come lo definì Ungaretti, l’uomo in epoca barocca si era rifugiato nella grandiosità della forma, segnata da una “pienezza implacabile” di elementi. Di qui uno stile ridondante, ma caratterizzato da una nuova complessità formale e figurativa, esito della fusione tra esperienza barocca e tecnica anologica di matrice simbolista. Centrali in questa stagione ungarettiana sono il senso di precarietà, di ascendenza barocca, e il recupero di una dimensione religiosa, di una forte tensione verso Dio.

 

La terza fase: la compostezza formale

La terza fase della produzione poetica di Ungaretti comprende le raccolte Il dolore, La terra promessa, Un grido e paesaggi e il taccuino del vecchio. Con il dolore, il poeta prosegue nel recupero della tradizione classica attraverso l’impiego di nuovi ritmi fatti di pause e suggestioni musicali e, talvolta, attraverso l’adozione di forme ancora più solenni. Il tono delle liriche è meno intimo: l’autore si apre al colloquio con gli altri uomini trattando temi concreti di carattere universale, comunicando il proprio dolore per la morte del figlioletto, e quello dell’umanità intera per la seconda guerra mondiale, verso la quale il poeta manifestò pubblicamente il suo profondo dissenso.

La riflessione di questi ultimi anni conduce l’autore a un progressivo distacco dalla vita, alla serenità di chi guarda le cose terrene da un punto di vista privilegiato, di chi si accinge a separarsi definitivamente dall’esistenza per approdare alla meta più alta: la morte e la dimensione ultraterrena.

La poesia delle ultime raccolte si caratterizza prevalentemente per la compostezza formale, pur conservando la complessità delle strutture sintattiche e delle immagini, sempre più orientate verso una dimensione classica.

 

L’influenza di Ungaretti sulla poesia del Novecento.

Pur nella loro diversità, le tre fasi della produzione di Ungaretti sono caratterizzate da un aspetto costante: la ricerca della potenzialità espressiva della parola.

Sono questi i momenti di una continua ricerca della verità insita nella parola, testimoniata dal magico incontro tra l’autenticità dell’ispirazione e l’abilità tecnico-espressiva del poeta.

Ma la fase più innovativa della sua produzione poetica è senza dubbio la prima stagione, quella in cui lo sperimentalismo, con la dissoluzione delle forme e la ricerca dell’essenzialità, porta alla scoperta di un nuovo modo di fare poesia, anticlassico e di rottura con la tradizione. Proprio per questo i critici hanno riconosciuto in Ungaretti uno dei massimi innovatori del linguaggio poetico novecentesco. In particolare, il critico Francesco Flora, legato alle teorie letterarie del filosofo Benedetto Croce, criticò il carattere di frammento delle liriche di Ungaretti negando loro ogni valore artistico.

Se ogni esperienza poetica del Novecento è stata influenzata dalla lezione ungarettiana, è soprattutto la corrente dell’Ermetismo, di cui l’Ungaretti fu considerato il precursore, a presentare consistenti tratti comuni.

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