belice

Il racconto di oggi non riguarda i soliti personaggi storici, famosi o letterati, non riguarda la popolarità, il racconto di oggi ci porta in una valle sperduta quella del Belice, nel cuore della Sicilia, molto più vicina a Trapani e Palermo che a Messina e Catania, lontana dal caos cittadino, abbandonata dai giovani che erano partiti in cerca di lavoro verso le grandi città e popolata da contadini ed anziani che erano legati indissolubilmente alla propria terra.

Il racconto di oggi parla di gente comune, quella stessa gente che ogni mattina è vittima della solita routine quotidiana, ma quella mattina tutto per loro sarebbe stato sconvolto, irrimediabilmente, per sempre.

Le cose arrivano quando meno te le aspetti, ed infatti, chi se lo aspettava un terremoto nella Valle del Belice?

Sì perchè la nostra storia di oggi ci fa tornare indietro a quel 14 gennaio 1968, quando tra i comuni di Salaparuta, Poggioreale, Gibellina e Montevago iniziarono le prime scosse, dapprima leggere, quasi impercettibili, poi sempre più frequente e costanti, alla fine dello sciame sismico si conteranno 345 scosse di terremoto nell’area indicata, di cui 81 saranno distinguibili dalla popolazione.

Le scosse fecero gravi danni nei comuni indicati già nel primo pomeriggio del 14 gennaio, esse furono sentite nettamente perfino in comuni anche molto lontani come Pantelleria, ma il peggio, come nei peggiori film dell’orrore, doveva ancora arrivare.

Nella notte tra il 14 e 15 gennaio 1968 alle ore 2:33 del mattino, un sordo tonfo squarcio il silenzio delle tenebre, i muri delle case, come se fossero stati realizzati in cartapesta, si sgretolarono, le persone non ebbero nemmeno il tempo di mettersi al riparo, fu troppo repentino il passaggio del sisma e chi ci riuscì, dovette fare i conti con una nuova scossa, quella definitiva, che arrivò solo alle 3:01 e contribuì a tirar giù gli ultimi residui di abitazioni che ancora restavano in piedi.

I comuni di Salaparuta, Gibellina e Montevago tutto ad un tratto erano scomparsi dalle mappe geografiche, un militare in volo di ricognizione con il suo caccia sulla zona dirà:“uno spettacolo da bomba atomica […] Ho volato su un inferno”, i soccorsi si mobilitarono in fretta, ma le comunicazioni con le città erano interrotte e le strade dissestate, una volta raggiunto il luogo, iniziarono, immediatamente, le operazioni di estrazione dalle macerie dei corpi feriti o senza vita dei migliaia di sfollati che erano rimasti intrappolati all’interno delle proprie case.

Alla fine dello sciame sismico si conteranno oltre 300 morti e oltre 1000 feriti e circa 70000 sfollati.

Nelle operazioni di soccorso persero la vita anche 5 poliziotti ad Alcamo (altra città colpita dal sisma), nel tentativo di estrarre dalle macerie i corpi intrappolati delle vittime del terremoto.

Vennero organizzati campi di prima accoglienza ed enormi tendopoli, dove furono alloggiati tutti gli sfollati, ma con il tempo le tendopoli si trasformarono in baraccopoli, fatte di eternit, fatte di rimpianti e morte.

La ricostruzione per la Valle del Belice fu un incubo, se il sisma da una parte era riuscito a portar via i sogni ed i sacrifici di una vita per molti cittadini, dall’altra lo Stato non riuscì a metter su un’opera di ricostruzione efficiente e come spesso è capitato nel nostro paese i soldi investiti, svanirono nel nulla, mangiati, rubati, perduti…

Solo nel 2006 le ultime baracche furono finalmente smantellate e venne ridata la giusta dignità a quei cittadini che oltre ad aver perso tutto, sono stati costretti dallo Stato a vivere in una condizione di degrado sociale impressionante.

Il Terremoto del Belice del 1968 ha costituito una delle pagine più buie della nostra repubblica, il terremoto del Belice è stato più grave di un attentato, ma qui non si può dare colpa a nessuno, la natura è sovrana, bisogna accettarlo, ed in quel lontano 1968, decise di far visita a chi non ne meritava.

Questo è Un altro istante con la Storia! Grazie, Ci vediamo domani.

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