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Fabrizio de Andrè ricopre un posto speciale nel mio cuore è stato un fedele compagno della mia adolescenza, il suo carattere, la sua musica, la sua ironia, sono entrate a far parte della mia vita, quasi senza che me ne accorgessi, perchè Faber è così, riesce ad entrarti dentro e riesce ad arrivarti dritto al cuore senza che tu abbia il tempo di realizzarlo.

Fabrizio de Andrè è nato a Genova nel 1940, mi sarebbe piaciuto poterlo conoscere, purtroppo è andato via troppo presto, come vanno via troppo presto tutte le persone migliori, la vita gira in questo senso, bisogna accettarlo ed andare avanti. De Andrè nel corso della sua vita ci ha lasciato canzoni stupende, molto più poesie che semplici testi ritmati, Faber ci ha permesso di imparare a sognare e comprendere la realtà degli umili e delle classi emarginate.

De Andrè non dimentica nessuno, nelle sue opere canta di tutto e tutti, parla di prostitute, di droga, di Dio, della condizione degli indiani d’America ecc… e lo fa con la leggerezza e la semplicità di un vero genio.

Sì perchè De Andrè è solo classificabile come un Genio, capace di far apprezzare le sue opere anche a distanza di anni dalla sua scomparsa ed è per questo che ancora oggi ho la fortuna di poterlo ascoltare.

De Andrè con le sue canzoni è stato capace di regalarmi emozioni incredibili, quelle stesse emozioni che ogni giorno riascoltando la sua musica mi riaffiorano a pelle, facendomi venire i brividi come se fosse la prima volta.

De Andrè ebbe una vita travagliata, ai limiti, ma era la vita di un artista, a lui tutto era concesso, fumava molto, una sigaretta, per lui, tirava l’altra, il vizio del fumo lo accompagnò per tutta la vita, fino agli ultimi giorni, quando si spense l’11 gennaio 1999 a causa di un tumore che lo aveva colpito ai polmoni all’età di 58 anni.

Ma 58 anni per una artista come De Andrè sono stati sufficienti per regalarci tutto questo, per raggiungere l’immortalità attraverso i suoi brani, le sue note, la sua voce.

Quello che mi piace più ricordare di Fabrizio De Andrè è l’ironia, sempre velata, sempre presente, in ogni suo brano; spettacolare, ad esempio, il modo con cui deride i comandamenti nel “Testamento di Tito”, il modo con cui si prende beffa dei suoi carcerieri nella canzone “Hotel Supramonte”, scritta poco dopo esser stato liberato dai suoi rapitori che lo tenevano recluso assieme a sua moglie Dori Ghezzi sul complesso montuoso sardo: Supramonte.

Fabrizio De Andrè mi ha insegnato a non portare rancore, lui non ne portava, non poteva portarlo, non sarebbe stato in De Andrè, quando venne liberato provò pietà per i rapitori, ma non li condannò, chi altri avrebbe avuto la proprietà intellettuale di farlo?

Naturalmente ci sarebbero tante altre cose da dire su Fabrizio De Andrè, sulla sua vita, sulla sua musica, ma vorrei che questo articolo sia l’incipit per scoprire questo immenso artista da voi e non attraverso le parole di un ragazzo che forse parla fin troppo di parte.

Spero che Faber sia per voi, come lo è stato per me, un maestro di vita che vi possa accompagnare nei momenti felici e che vi possa far risalire la china nei momenti tristi.

Dio è arte, Dio è poesia, Dio è musica, De Andrè ne era l’interprete.

Grazie di tutto FABER, Addio!

Questo è Un altro istante con la Storia, Grazie ci vediamo domani!

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