Giovanni Verga

La vita

Giovanni-Verga

Giovanni Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia di proprietari terrieri di antica origine nobiliare e di tradizioni liberali. Trascorse la sua giovinezza nella città natale, dove frequentò la scuola del letterato romantico Antonino Abate: questi gli ispirò un convinto patriottismo e il gusto per la narrativa francese d’appendice, elementi che sono al centro della sua prima prova letteraria adolescenziale, il romanzo Amore e Psiche.

Tra il 1861 e il 1863 Verga pubblicò due romanzi di argomento patriottico, e nel 1865 decise di recarsi a Firenze. Fu infatti introdotto nei più importanti salotti letterari e conobbe, tra gli altri, il concittadino Luigi Capuana, con il quale fu in stretti rapporti per tutta la vita.

Dopo un periodo in cui si divise tra Firenze e Catania, nel 1869 abbandonò definitivamente la Sicilia e, alla fine del 1872, si trasferì a Milano, la città italiana culturalmente più vivace all’epoca: qui conobbe i fratelli Boito, Emilio Praga e altri esponenti della Scapigliatura milanese e pubblicò tre romanzi di ambientazione borghese, accomunati dalla tematica romantica dell’amore passione.

Così, a partire dal 1874, Verga si impegnò in un’intensa attività letteraria contribuendo assieme a Capuana, alla nascita del Verismo cui approdò, dopo essersi accostato alla poetica naturalista con la novella Nedda e con Rosso malpelo nel 1878. Di lì a poco, si dedicò al progetto di un ciclio narrativo composto di cinque romanzi (il ciclo dei vinti), che si proponeva di illustrare la lotta per la vita all’interno delle diverse classi sociali.

Nel 1893 tornò a vivere stabilmente a Catania ma si aprì per lui un periodo di crisi creativa, anche in conseguenza di una lunga causa legale sui diritti d’autore del dramma Cavalleria Rusticana.

In questo decennio risalgono solo i drammi teatrali La lupa, tratto dall’omonima novella di Vita dei campi, e Dal tuo al mio, dramma che mostra una violenta polemica contro l’ideologia socialista e si fa specchio di un’involuzione politica in senso reazionario.

Verga coerentemente con le sue idee nazionaliste, alla vigilia della prima guerra mondiale si schierò su posizioni interventiste. Nel 1920 fu nominato senatore. Morì a Catania il 27 gennaio 1922.

 

Le opere

L’attività letteraria di Verga puo’ essere suddivisa in tre fasi.

Le prime prove narrative sono improntate a temi di argomento storico-patriottico; tra esse ricordiamo i romanzi:

  • I carbonari della montagna (1861), che tratta dei moti carbonari in Calabria durante il periodo napoleonico.
  • Sulle lagune, romanzo ispirato alla storia d’amore tra un ufficiale austriaco e una giovane veneziana sullo sfondo degli avvenimenti risorgimentali.

Nella produzione legata al soggiorno fiorentino e ai primi anni di quello milanese, il tema predominante è quello sentimentale. I romanzi principali sono:

  • Una peccatrice, di ispirazione autobiografica, basato sul tema romantico dell’amore-passione.
  • Storia di una capinera: romanzo epistolare terminato nel 1869 e uscito a puntate l’anno successivo, su una rivista di moda.

Nel proporre una vicenda verosimile e realistica, Verga non intendeva tanto denunciare la piaga della monacazione forzata, quanto piuttosto mostrare il dramma di un amore impossibile.

  • Eva, vi si racconta l’amore infelice tra il giovane pittore siciliano Enrico Lanti ed Eva, ballerina di varietà; il tema dominante è quello, di derivazione romantica e scapigliata, dell’artista vittima sia dell’amore sia della società borghese corrotta, interessata solo ai piaceri, dominata dalla logica del profitto, incapace di riconoscere il valore dell’arte e dell’intelletto.

Nell’opera si presenta per la prima volta in tutta la sua drammaticità il contrasto tra la vita cittadina e il mondo rurale della Sicilia.

  • Tigre reale è ambientato a Firenze e narra la storia d’amore tra il giovane siciliano Giorgio e la contessa russa Nata, incarnazione della “donna fatale”. Impaurito da questa relazione distruttiva, Giorgio torna in Sicilia dalla moglie Erminia e dal figlioletto, ma quando Nata, consumata dalla tisi e prossima alla morte, lo cerca nuovamente, egli corre da lei, abbandonando il figlio in fin di vitae trascorrendo con la donna un’ultima notte d’amore “orribile”.
  • Eros, ha come protagonista il giovane marchese Alberti, un personaggio cinico e senza valori. In Eors, come in Tigre reale, forte è la contrapposizione tra la figura della donna fatale, legata all’ambiente borghese della città, e quella della moglie fedele, che rappresenta invece i valori arcaici dell’ambiente rurale. Tigre reale ed Eros ebbero un grande successo non solo di pubblico ma anche di critica, che ne apprezzò lo scavo psicologico e la coraggiosa analisi sociale.

Riconducibile all’influenza del Naturalismo francese è Nedda, una novella in cui viene per la prima volta descritta la sicilia contadina, povera e arretrata.

Nella novella, infatti, sono presenti toni melodrammatici, propri dei romanzi sentimentali precedenti, inoltre, nella narrazione si avverte talora il punto di vista dell’autore.

Ispirata a temi scapigliati e romantici è la raccolta Primavera e altri racconti, formata da testi scritti durante i primi anni del soggiorno milanese; tuttavia, l’uso di un linguaggio popolare e la scelta di argomenti “umili” testimoniano la volontà di proseguire l’esperienza inaugurata con Nedda.

La seconda fase della produzione verghiana è caratterizzata dall’adesione al Verismo.

In questo periodo insieme a qualche romanzo minore, Verga pubblica i suoi capolavori:

  • Vita dei campi
  • I Malavoglia, primo romanzo del ciclo dei Vinti in cui è narrata la storia di una famiglia siciliana di pescatori, nel periodo che va dal 1863 al 1878;
  • Il marito di Elena, romanzo di argomento sentimentale ispirato a Madame Bovary di Gustave Flaubert, in cui Verga racconta la vita inquieta di una donna piccolo-borghese che, dopo aver tradito e rovinato il marito viene uccisa da lui.
  • Novelle rusticane.
  • Per le vie, raccolta di novelle ambientate a Milano che hanno come protagonisti uomini moralmente corrotti, affascinati unicamente dal mito del denaro; i racconti descrivono il tramonto di ogni forma di valori etici e morali e l’affermazione di una visione della vita pessimistica e materialistica, che lascia spazio alla logica del profitto e alla “religione della roba”.
  • Cavalleria rusticana.
  • Vagabondaggio.
  • Mastro-don Gesualdo, secondo romanzo del ciclo dei Vinti, che descrive l’ascesa economica e sociale del muratore Gesualdo Motta e la sua successiva decadenza.

Verga afferma di voler realizzare un grande affresco sociale che illustri la lotta per la vita che investe tutte le classi sociali e si manifesta in molte forme, dall’ambizione all’avidità. Verga annuncia qui il progetto di un ciclo narrativo, intitolato in origine La marea e successivamente I vinti, concepito sul modello della Commedia umana di Honorè de Balzac e dei Rougon-Macquari di Zola.

Tuttavia, Verga scrisse solo i primi due romanzi del ciclo (i Malavoglia e Mastro don Gesualdo); gli altri tre che, sul modello di Zola, avrebbero dovuto avere un legame genealogico (la duchessa di Leyra è la figlia di Mastro-don Gesualdo, mentre l’onorevole Scipioni è il figlio della duchessa di Leyra), non furono mai realizzati.

 

Il pensiero e la poetica

L’approdo al Verismo

Dopo gli esordi letterari ispirati a temi romantici e scapigliati e culminati nel trittico dei “romanzi milanesi”, a partire dal 1874 Verga si dedicò con impegno alla lettura degli scrittori realisti e naturalisti, che negli stessi anni l’amico Luigi Capuana contribuiva a far conoscere in Italia grazie a una serie di articoli e saggi apparsi sul “Corriere della Sera”.

Verga riprende dal Naturalismo l’esigenza di indagare l’uomo e la sua realtà sociale e ambientale mediante la rappresentazione del “vero”.

Alcuni critici considerano Nedda il primo testo verista di Verga, per la scelta di un soggetto legato al mondo degli umili.

E’ il racconto Rosso Malpelo a inaugurare la stagione della produzione verista.

La conversione di Verga al verismo e l’elaborazione della sua poetica furono favorite da alcune letture che l’autore ebbe modo di fare tra il 1877 e il 1878, durante la stesura di Rosso Malpelo, tra cui il romanzo L’assommoir di Zola e l’Inchiesta in Sicilia di Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti, che aveva portato all’attenzione dell’opinione pubblica dell’Italia unita l’arretratezza e la miseria del Meridione italiano.

 

I principi della poetica verista

Proseguendo sulla linea inaugurata da Rosso Malpelo, in Fantasticheria Verga:

  • Annuncia di voler rappresentare il mondo dei poveri pescatori di Aci Trezza, ambientazione che sara’ poi quella del suo romanzo maggiore I Malavoglia, e di voler indagare le cause che spingono questa gente a sopravvivere in un ambiente così duro e ostile, cercando di osservare le cose dal loro stesso punto di vista.
  • Delinea per la prima volta il concetto di “religione della famiglia”, che spinge la povera gente a voler rimanere il più possibile attaccata alla propria famiglia e al proprio luogo natale e teorizza l’”ideale dell’ostrica”, ovvero il tenace attaccamento dei poveri al loro mondo.

Nell’Amante di Gramigna Verga afferma che:

  • Il racconto deve avere la caratteristica di un fatto realmente accaduto, di un “documento umano, che l’autore si accinge a ripetere colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare.
  • La ricostruzione dei processi psicologici deve essere scientifica, cioè deve indagare , in modo da giungere a una “scienza del cuore umano, che sara’ il frutto della nuova arte” (concezione dell’artista-scienziato).
  • Alla base di questa “nuova arte” deve esserci il canone dell’impersonalità: lo scrittore deve limitarsi a riprodurre la realtà oggettiva e a mettere in luce i rapporti di causa-effetto che legano l’uomo all’ambiente e ai suoi condizionamenti, senza lasciar trasparire i propri sentimenti e le proprie opinione.

Infine, nella prefazione ai Malavoglia, Verga si propone:

  • Di indagare le cause materiali ed economiche che sono alla base dell’agire umano.
  • Di prendere come soggetto della sua opera i “vinti”,  cioè coloro che sono stati sconfitti nel loro tentativo di conquistare una posizione sociale migliore.
  • Di limitarsi a osservare i fatti narrati in modo impersonale, senza intervenire con commenti e giudizi, riaffermando in questo modo il principio dell’impersonalità dell’opera letteraria.

 

Le tecniche narrative

Il romanzo deve escludere ogni intervento diretto dell’autore, il quale deve mettersi “nella pelle” dei personaggi, così che dal racconto possa emergere una visione oggettiva della realtà che dia al lettore l’impressione di essere presente all’avvenimento e non di vederlo attraverso “la lente dello scrittore”.

In Rosso Malpelo il narratore è popolare e assume il punto di vista dei personaggi, senza che l’autore intervenga per manifestare la propria opinione.

Verga ovviamente non crede realmente che Malpelo sia cattivo perché ha i capelli rossi, ma la poetica verista consiste appunto nell’eclissi dell’autore, che rinuncia a esprimere il proprio punto di vista.

Per assumere il punto di vista dei personaggi l’autore deve quindi assimilarsi al livello culturale della comunità del narratore mediante l’artificio della regressione. Nei Malavoglia, dove la storia è ambientata tra i pescatori siciliani, Verga utilizza un narratore popolare (o voce corale), mentre in Mastro- don Gesualdo, in cui il contesto presuppone un narratore borghese il cui punto di vista è talvolta vicino  a quello dell’autore, Verga non ha più bisogno di ricorrere alla regressione per rappresentare dall’interno i personaggi.

Attraverso la tecnica dello straniamento, che consiste nel rappresentare come “strano” cioè che in realtà non lo è o viceversa, viene evidenziato il divario tra la visione del mondo del narratore e quella dell’autore.

Gli avvenimenti sono presentati direttamente dal punto di vista del personaggio, riproducendo così il suo modo di esprimersi, i suoi sentimenti, i suoi pensieri o i suoi ricordi. Gli elementi grammaticali che permettono di individuare questo tipo di discorso sono:

  • L’assenza di verbi dichiarativi quali “dire” e “pensare”.
  • L’assenza della congiunzione “che” per rendere il ritmo del periodo più vivace.
  • la presenza di punti interrogativi ed esclamativi e dei puntini di sospensione.
  • L’uso della terza persona per indicare chi parla o pensa.

Il linguaggio deve adeguarsi al vero, spogliarsi di ogni forma accademica e permettere di ricostruire i fatti con precisione oggettiva.

 

La visione della vita nella narrativa di Verga

Nonostante la poetica verista eslcuda l’intervento diretto dell’autore, nelle opere di Verga è possibile cogliere una precisa concezione dell’uomo e della storia, influenzate dalle maggiori correnti di pensiero dell’epoca:

  • Dal Positivismo, secondo il quale la realtà puo’ essere descritta solo con un approccio scientifico, fondato sull’analisi e sullo studio dei fenomeni.
  • Dal materialismo, che assimila il comportamento umano a quello delle altre specie animali e ne individua l’origine nei suoi bisogni materiali primari.
  • Dal determinismo, basato sulla convinzione che l’uomo subisce l’influenza dell’ambiente circostante, delle leggi economiche e del condizionamento ereditario che influisce sulle sue inclinazioni.
  • Dall’evoluzionismo di Darwin, da cui Verga riprende il concetto di “lotta per la vita” e di legge del più forte che spinge l’uomo a imporsi o a soccombere in uno spietato antagonismo regolato dalla selezione naturale.

Il pessimismo verghiano si manifesta nell’accettazione fatalistica di questa realtà immutabile, alla quale nessuno puo’ sottrarsi. Contrariamente a quanto affermavano Zola e i naturalisti francesi che sostenevano la funzione sociale dell’arte, per Verga l’arte non è in grado di intervenire per cambiare la società e non contribuisce a risolverne i problemi.

Verga nega l’esistenza della provvidenza ed esclude ogni consolazione religiosa e ogni speranza di una vita migliore nell’aldilà. Gli unici valori in cui Verga dimostra di credere sono quelli della famiglia e degli affetti domestici.

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